di Daniele Trenca

Lo Zambia ha vinto per la prima volta la Coppa d’Africa, ma al di là dei risultati sul campo, tutto il continente nero ha dato ancora una volta prova di come lo sport possa diventare un linguaggio di pace.

Un nuovo modo – “Il calcio come strumento di fratellanza e riscatto”, è l’idea africana dello sport, ma in particolare di ogni manifestazione sportiva ospitata nel continente nero. Come nel 2010, quando gli occhi del mondo erano fissi sul Sudafrica, che ospitò il primo storico mondiale, oggi lo è stato per la Coppa continentale. Gli africani hanno vissuto un momento particolare perché per loro il calcio è innanzitutto divertimento, che unisce e a volta addirittura riannoda i fili. La festa crea un momento intenso, e trova nello sport una soluzione per potersi esprimere, e quando arriva un gol è una gioia per tutti, avversari compresi. Un modo tutto all’africana per dire al mondo che questo nuovo modo di pensare è possibile.

La nostalgia comune – Molti gli africani che, approfittando di questa competizione, si sono sentiti vicini alla loro Terra. Affollatissimi pub, ristoranti e gli altri luoghi di ritrovo sparsi in giro per l’Italia, tutti concentrati sul match e dopo tutti a condividere la gioia della vittoria. Un linguaggio purtroppo ancora incomprensibile a chi come noi continua a litigare o addirittura a scontrarsi (non solo verbalmente) attorno ad un pallone da calcio. Storie, nomi e lavori che non si trovano sui libri di scuola. Gente partita o scappata da casa in cerca di fortuna verso l’Europa, ma che in comune ha la nostalgia per il proprio Paese. Nei giorni in cui l’Italia era stretta nella morsa della neve, un raggio di sole africano sembrava squarciare le temperature siberiane.

La partita – La finale giocata l’11 febbraio scorso ha visto da una parte gli elefanti della Costa d’Avorio, trascinati da Drogba e dall’altra i Chipolopolo, ossia i “proiettili di rame” dello Zambia. Nella notte il cielo di Libreville (Gabon) ha visto lo storico trionfo dello Zambia, che si è aggiudicata la XXVIII edizione della competizione in una sfida tiratissima risolta solo ai calci di rigore per 8-7. Il rigore finale di Sunzu ha fatto esplodere di gioia non solo un Paese, ma un intero continente. La prima vittoria, per la nazionale zambiana, giunge dopo 19 anni dalla tragedia aerea che costò la vita a 18 persone tra calciatori e staff della nazionale. Proprio a Libreville decollò l’aereo che nel 1993 si inabissò nell’Atlantico. Le vittime sono state ricordate con preghiere dai calciatori prima dei penalty finali.

Il celebre precedente – Come avvenuto nel 1995, quando l’allora presidente sudafricano Nelson Mandela utilizzò il pretesto della Coppa del Mondo di Rugby per unire i sentimenti del popolo sudafricano, anche oggi la Coppa d’Africa ha visto un continente in festa poiché lo sport prima di tutto è un gioco. All’epoca di Mandela la popolazione era ancora fortemente divisa dal regime dell’apartheid. Alla fine furono proprio i padroni di casa, gli Springboks, guidati dal capitano Francois Pienaar, a coronare la favola di vincere a casa loro il mondiale contro i temutissimi All Blacks neozelandesi. La vittoria più grande fu però il riavvicinamento delle due etnie da troppo tempo divise per le leggi razziali che avevano spopolato lungo tutta la Penisola africana.

 

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