di Titti Del Greco

In data 3 Novembre 2011, presso la Camera dei Deputati in Via della Mercede 55, si è svolto un Convegno promosso dal Censis dal titolo: “Le donne italiane e la prevenzione del HPV (Papilloma Virus Umano)”.

L’evento è stato promosso per presentare uno studio del Censis che ha coinvolto un campione nazionale di 3.500 donne dai 18 ai 55 anni per analizzare  i livelli di conoscenza e la percezione delle fonti d’informazione sull’HPV e la sua vaccinazione.

Inoltre – come ha sottolineato in apertura il Presidente del Censis, il Professor Giuseppe De Rita -“ lo studio che è stato trattato da un punto di vista sociometrico, indagando via via  gli atteggiamenti, i comportamenti, le paure, le resistenze ed il livello di consapevolezza delle donne italiane rispetto alla prevenzione della patologia HPV ad esso correlate”.

L’impianto dello studio, curato dalla Dott.ssa Ketty Vaccaro, Responsabile del settore Welfare del Censis, ha curato tre “mondi” che circolano autonomamente intorno all’infezione ma che sembrano non produrre ancora la debita sinergia : il flusso d’informazione, le famiglie (madre e figlia), e le vaccinazioni.

Non esiste ancora una capacità informativa “ad hoc” né la piena consapevolezza di come il virus si trasmetta e, “quanto alle vaccinazioni- ha sottolineato  De Rita- queste non hanno ancora una funzione propulsiva. Il farmaco- ha concluso il Presidente del Censis- non fa onda e viene cavalcato da pochi.

“La maggior parte delle donne italiane – ha detto la dott.ssa Vaccaro all’inizio del suo intervento – effettua con regolarità le visite ginecologiche (66,5% almeno una volta l’anno) ed il Pap – test (54%) ma l’informazione sulla prevenzione del Papillomavirus umano (HPV), uno dei nemici della loro salute più subdoli e diffusi, resta ancora generica, parziale e superficiale” .

In effetti ’80% dichiara di sapere cos’è l’HPV ed il 94% delle donne informate sa che l’HPV è responsabile di diversi tumori soprattutto di quello al collo dell’utero; mentre l’83% sa che può causare altre patologie dell’apparato genitale, ma meno della metà collega il virus ai condilomi genitali, e quasi il 70% ritiene erroneamente che colpisca solo le donne.

L’80% crede addirittura che sia il virus responsabile dell’Aids, il 7% dell’epatite virale. Infine, dallo studio condotto, si evince che globalmente prevalga l’idea che il virus si diffonda solo mediante il rapporto sessuale completo (67,5%), e che pertanto, l’uso del preservativo rappresenti una sufficiente protezione. Soltanto  il 20% sa che non è possibile eliminare completamente i rischi di contagio quando si è sessualmente attivi.

Quanto all’apparato delle informazioni che circolano sull’HPV e sulla vaccinazione, ben 4 donne su 5 sostengono che non siano chiare. Dal campione, si evince che le principali fonti d’informazione siano rappresentate dai media, la stampa per le donne più istruite, la televisione per quelle meno. “-Va detto, tuttavia, – ha ribadito la Vaccaro – che tra le madri che hanno fatto vaccinare le figlie dai 10 ai 15 anni, emerge in modo netto il ruolo svolto dai servizi vaccinali delle Asl che, nel 62% dei casi, hanno rappresentato la fonte d’informazione principale dal momento della chiamata diretta per la proposta di vaccinazione”.

Ma quante persone, ci si è chiesti al Convegno, dal 2008 ad oggi, si sono vaccinate?

“Al momento – ha reso noto la Vaccaro – la quota di bambine, ragazze e  donne italiane fino a 55 anni che hanno effettuato il vaccino è pari al 7,2%. Il dato è molto variabile a seconda dell’età e rispecchia le scelte sull’accesso gratuito alla vaccinazione per le 11enni”. Risulta vaccinato il 62,2% delle 14enni, ma la quota decresce tra le attuali 13enni (59,9%), e 12enni (54,3%), il che, a detta della Vaccaro, segnala una flessione nel tempo.

Un dato molto rilevante è che esiste una scarsa diffusione della vaccinazione tra le donne adulte al di fuori del regime di gratuità. La quota delle donne di 18 anni ed oltre vaccinate è pari appena al 2,9%.

Molto interessante l’intervento della dottoressa Maria Grazia Pompa, Direttore Ufficio Malattie Infettive del Ministero della Salute, la quale ha dichiarato che “-già nel 2007 il Ministero fece la Campagna di Prevenzione giovanile (Pregio) interessandosi del problema delicatissimo dell’HPV prendendo come campione donne tra i 18 e 26 anni e già da allora ciò che appariva necessario era dare alle Regioni i fondi per la copertura almeno della prima dose del vaccino”- La Dott.ssa Pompa ha altresì parlato della necessità di incrementare una cultura vaccinale che sia condivisibile, meglio gestita dagli adepti di un’informazione che sia sempre più “ad hoc” per un’adesione maggiore, più serena e più consapevole da parte delle donne. “-È necessario – ha concluso –modificare la capacità di comunicazione”.

“Bisogna agire soprattutto a livello dei medici di Medicina Generale e dei ginecologi – ha evidenziato Michele Conversano, Direttore del Dipartimento di Prevenzione Asl di Taranto e Presidente eletto della Società di Igiene e Sanità Pubblica (SITI) – perché spesso le pazienti sono ragazzine che attraversano un periodo delicato, che non sono più in cura pediatrica e che devono avere una corretta e chiara informazione”-.

Conversano ha aggiunto che appare fondamentale, perché i risultati siano più soddisfacenti, potenziare una chiamata attiva alle famiglie tramite lettere o sms, come pure organizzare incontri nelle scuole. Rimanendo su tema della buona o cattiva informazione, il Dottor Mariani ha citato la mancanza di ruolo dei ginecologi come lui per quanto concerne l’informazione sull’HPV: “sarebbe opportuno- ha dichiarato con forza- che i ginecologi venissero formati per poter garantire alle proprie pazienti una più idonea informazione, prima che la medesima passi magari attraverso un banale tam-tam amichevole o, come si è già detto, attraverso la stampa e la tv”-

“-Positiva, da quanto emerge dal rapporto – ha concluso  la Vaccaro– è la valutazione delle campagne di vaccinazione gratuita da parte delle donne intervistate con un’ampia maggioranza delle rispondenti (80,6%) concorde nel sostenere che la gratuità andrebbe estesa anche alle ragazze più grandi purché queste non abbiano ancora avuto rapporti sessuali; altro punto positivo nodale è l’alto numero di consensi (78%), riguardanti l’ipotesi di estendere la campagna vaccinale gratuita anche ai coetanei di sesso maschile. Un’alta percentuale di consensi (44%) riguarda l’atteggiamento cosiddetto prudenziale, orientato a valutare le singole situazioni facendosi guidare dal consiglio esperto di un medico.

Si potrebbe dire, alla luce di quanto emerso, che le donne italiane si dimostrano inclini alla prevenzione delle malattie dell’apparato riproduttivo ed approcciano la vaccinazione contro l’HPV con un atteggiamento aperto. Inoltre, a fronte della disponibilità d’informazioni veicolate dai media e del ruolo marginale svolto dai medici, l’occasione di una campagna vaccinale assume una funzione significativa e strategica. L’informazione specifica sull’HPV e sulla vaccinazione viaggiano insieme e  le donne che vi hanno già partecipato sembrano aver trovato un interlocutore autorevole ed affidabile nel servizio vaccinale delle Asl. Inoltre, soltanto una fascia della popolazione femminile, quella direttamente coinvolta nella vaccinazione gratuita per le adolescenti, viene raggiunta dall’informazione in modo corretto. Ma la progressiva riduzione del numero delle ragazze vaccinate dimostra che c’è stato un calo d’attenzione sul tema.

Quanto al da farsi, affinché la prevenzione dell’HPV si realizzi in modo più  efficace e si estenda finalmente tra la popolazione femminile e maschile anche attraverso l’accesso in regime di prezzo agevolato, è quanto mai  necessario  un impegno ulteriore sia da parte delle istituzioni sia da parte dei servizi vaccinali delle Asl che dovranno inglobare anche  le donne che non rientrano nel target della campagna gratuita. Naturalmente, non possono non essere coinvolti i medici curanti, i ginecologi, i pediatri, chiamati a svolgere il loro ruolo di guida esperta per garantire, finalmente, un’informazione strategica, convincente e vincente.

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