di Titti Del Greco

Il DOBI (Dynamic Optical Breast Imaging) è un innovativo strumento tecnologico, realizzato ad Harvard, per la diagnosi precoce del tumore al seno. L’importanza della prevenzione è stata ribadita dal professor Massimo D’Aiuto, oncologo dell’Istituto nazionale dei tumori “Pescale” di Napoli. Il suo studio dal titolo Under forty women breast care, riportato dalla rivista Doctor news del’1 luglio 2009, ha evidenziato che il cancro al seno nelle donne under 40 è in crescita.

Il dato che si evince è che in sei anni l’incidenza è aumentata del 28% nella fascia dell’età tra i 25 ed i 44 anni e che, dunque, il carcinoma mammario, identificato come big killer, rappresenta una delle maggiori cause di morte delle donne.

“Per intervenire sul piano concreto – le parole del prof. D’Aiuto – c’è bisogno innanzitutto  di un’equipe interdisciplinare e che il DOBI ComfortScan divenga lo strumento tecnologico più idoneo per l’utilizzo della metodica dell’interpretazione delle immagini”. E così, per effettuare una più precisa indagine sul campo, L’Ottimista ha intervistato il prof. D’Aiuto.

Prof. D’Aiuto, ci può illustrare questo rivoluzionario DOBI CONFORTSCAN?

“È un apparecchio che assomiglierebbe ad un mammografo, con la sostanziale differenza che non immette radiazioni e non usa mezzi di contrasto. La “new light in the breast cancer world” di questo terzo millennio l’ha definito una sorta di nuova luce nel mondo del cancro al seno, una meravigliosa definizione che vuole ridonare una speranza più credibile per le giovani donne. Tale affermazione ha trovato conferma nel corso di una importante  conferenza stampa che si è tenuta a Roma nella quale sono stati divulgati risultati ottenuti sulla base di oltre 2500 esami eseguiti in un anno e su risultati statistici di casi esemplari che certamente costituiscono un supporto significativo sul piano della ricerca scientifica in questa apparecchiatura del tutto rivoluzionaria”.

Qual è il fondamento su cui è improntata la tecnologia DOBI?

“È l’individuazione dell’angiogenesi tumorale nella mammella attraverso la valutazione dell’assorbimento ottico. Il tutto si effetua con una certezza scientifica che non ha  bisogno di sperimentazione perché è già consolidata e già operativa in molte città d’Italia e all’estero”.

È vero che questo apparecchio legge finanche una diversificazione sul sistema vascolare?

“Certamente, anzi oserei dire che rilevare una vascolarizzazione atipica è il primo elemento che può garantire, anche attraverso altre forme di approfondimento che, in ampia percentuale, purtroppo, si rivela un carcinoma”.

Parliamo della famosa luce rossa con la quale il DOBI attraversa la mammella: quali dati fornisce e come lavora?

“Si tratta di una luce normale che però riesce ad attraversare campi di indagine anche molto densi, considerando il dato che più una donna è giovane, più il seno, in linea generale, ha una sua propria struttura densa, difficilissima da osservare con la mammografia. Questa luce è capace di filtrare ogni struttura e di registrare qualsiasi cosa ci sia anche se soltanto  all’inizio”.

Professore, dalle mie informazioni risulta che l’esame del DOBI è un esame dinamico-funzionale: potrebbe semplificare tale elemento diagnostico?

“L’esame ottico della mammella rileva la fisiopatologia. È un esame dinamico-funzionale: vale a dire che, oltre ad usare la luce, effettua anche una compressione sulla mammella della durata di 35 secondi nei quali rileva il comportamento vascolare. Alla fine l’esame risulta essere sensibile fino al 97% anche su donne con un seno particolarmente denso”.

Il solo DOBI può essere sufficiente per capire la natura del carcinoma?”

“Il DOBI risulta essere particolarmente indicato, ma noi specialisti continuiamo ad abbinarlo all’ecografia mammaria che molto spesso evidenzia il nodulo. In altre parole il DOBI scandisce l’angiogenesi tumorale cioè il processo carcinomatoso in atto, l’eco ne decifra la tipicità e la localizzazione”.

Quanti altri utilizzi ha il ConfortScan?

“Innanzitutto la prevenzione. Poi il monitoraggio pre-operatorio abbinato alle terapie neoadiuvanti, il monitoraggio pre-terapie ormonali, il monitoraggio delle recidive post-operatorie ed infine le cure palliative”.

Esiste una prevenzione che va oltre quella delle apparecchiature per prevenire il carcinoma?

“Certamente: evitare una vita stressante; avere un’attenzione per la dieta; evitare l’abbassamento delle difese immunitarie; non sottovalutare un minimo di esercizio fisico quotidiano”.

Volendo tirare le somme, ci troviamo finalmente di fronte ad un apparecchio  del tutto rivoluzionario. Purtroppo, per fattori culturali, soltanto 20 unità risultano aver accolto il DOBI e tra queste vanno annoverate Napoli innanzitutto, oltre a Roma, Lanciano (CH), Modena, Fidenza, Bologna, Modena, Crema, Bergamo, Monza, Milano, Università Mangiagalli, Ospedale Fate Bene Fratelli.

Il motivo? Nonostante il DOBI non sia un apparecchio che viaggia in via sperimentale, ma che è stato abbondantemente testato sul mercato con risultati a dir poco fantastici, non incontra ancora un humus culturale positivamente reattivo. Anche perché persiste una naturale e storica resistenza culturale al nuovo da parte dei futuri specialisti,  nonostante l’Italia si avvalga di una brillante società che ne garantisce l’esclusiva sulla vendita. Per fortuna, però, esistono personalità anche nel mondo politico attente a quello che sta succedendo in questo campo come l’on. Giulio Schmidt, esperto nelle nuove tecnologie sanitarie, che da tre anni segue attentamente i risultati dell’applicazione del macchinario DOBI di ottica mammaria. Schmidt ritiene che siamo ad un passo da  quella conversione diagnostica che già abbiamo vissuto nell’introduzione dell’ecografo.

A lui si aggiunge che l’on. Mariella Bocciardo, membro della Commissione agli Affari Sociali della Camera, ha da poco presentato una proposta di legge sull’istituzione ed il riconoscimento del chirurgo senologo. L’idea ha suscitato entusiasmo e apprezzamento da parte delle più importanti associazioni di chirurgia senologica.

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