di Lilia Lodolini

Un sabato di ottobre. La maggioranza dei newyorkesi va a spasso o a far le spese, ma quelli impegnati a destra o a sinistra si attivano politicamente.

Un po’ di conservatori di destra sono alla quarantasettesima strada ovest di Manhattan, alla porta della rete televisiva Fox News. È  ancora chiuso, ma decine di persone fanno la fila armate di biglietto per assistere dal vivo alla trasmissione televisiva di Mike Huckabee che andrà in onda fra poco. Adesso Huckabee è venuto a incoraggiare chi è in piedi da ore. “Ma cosa l’ha portata da Roma a New York?”, mi domanda. “L’Ottimista. Eccolo qui, il giornale.  Lei è un ottimista. È naturale che sia venuta a sentire Lei”, spiego  io, stiracchiando un po’ la verità perché io a New York ci vivo.  Una bella risatona e una stretta di mano sono la risposta di Mike Huckabee che poi prosegue con le risate e le strette di mano lungo la fila.

Huckabee trasuda simpatia e ottimismo anche in politica. Non è mai stato un presentatore di professione. Già Governatore, dopo Bill Clinton, dello Stato dell’Arkansas, tuttora Pastore della Chiesa Battista, Repubblicano, Huckabee è stato candidato per la Presidenza degli Stati Uniti nel 2008. Sarebbe stato un Presidente simpatico a tutti, ma si è ritirato quando i Repubblicani hanno nominato McCain (che poi ha perso contro Obama). Ora ha fatto il salto nel mondo dei media e negli Stati Uniti non ha bisogno di presentazioni grazie al suo programma televisivo del sabato che tira su il morale.

Oggi Huckabee intervista Mitt Romney, il favorito tra i candidati repubblicani alla Presidenza degli Stati Uniti. Romney è così perbene, e Huckabee così positivo nelle sue domande, che l’intervista scivola sul velluto. Ma una signora dalla tribuna dove siamo seduti noi del pubblico fa una domanda diretta a Huckabee: “Ma perchè Lei non si presenta candidato quest’anno?”. “Perché quest’anno la politica è troppo tossica”, è la risposta.

La tossicità della politica si tocca con mano con una corsa in metropolitana al “Zuccotti Park”, nel quartiere della finanza, nella parte bassa di Manhattan. Povero Parco Zuccotti! La politica tossica l’ha ridotto male. Da tre settimane decine e decine di dimostranti sono accampati lì giorno e notte. Letti di fortuna, coperte, bottiglie, bicchieri carta e avanzi di pizza cospargono l’erba che non c’è più. Sono quelli del movimento “Occupare Wall Street”, che vogliono abbattere il capitalismo. Uno di loro ha perfino detto che vuole “mangiare i capitalisti”. Ma Wall Street, la Mecca del capitalismo, non la possono occupare perché a Wall Street, davanti alla Borsa, ci sono i poliziotti a cavallo. Per questo hanno ripiegato sul “Zuccotti Park”, un piccolo giardino pubblico a due isolati di distanza. Ma perché si chiama così? È intitolato a John E. Zuccotti, ex Vice Sindaco di New York, coi parenti a Genova che gli hanno telefonato: “Ora siamo famosi”.

C’è chi dice che il freddo dell’autunno disperderà i dimostranti, che sono disorganizzati, che non sanno cosa vogliono. I cartelli incitano: “Non chiedete perché. Protestate e basta”. Ma “Occupare Wall Street” è già vecchia. Sta diventando anche “Occupare Chicago”, “Occupare Washington”, “Occupare Boston”. Non è vero che i dimostranti non siano organizzati. Non stanno sempre a dormire al Parco Zuccotti. Reclutano altri aderenti e marciano. Mercoledì 5 ottobre hanno bloccato il traffico sul Ponte di Brooklyn e per questo 700 di loro sono stati arrestati. Sanno benissimo cosa vogliono. Togliere i soldi ai ricconi di Wall Street che, secondo loro, sono quelli che hanno causato la crisi economica e la disoccupazione, e distribuirli al popolo.

Obama, invece, non si tocca. Sono convinti che sia dalla parte dei poveri, ma che  non possa far  niente per via dei cattivi capitalisti.  Ma chi paga le dimostrazioni? Forse i sindacati e forse il visionario George Soros. E cosa fa Obama? Si limita a simpatizzare con le ansie dei dimostranti, ma non può parteggiare apertamente per loro, perché i dimostranti, che occupano il suolo pubblico e fanno cortei non autorizzati, violano la legge.  Il suo piano è aumentare le tasse per dare sussidi a tutti, ma al Congresso è bloccato dalla maggioranza repubblicana che non le vuole. Così è  ben contento se può raggiungere il suo ideale di “ridistribuzione della ricchezza” grazie a dimostrazioni di piazza che aggirano il sistema parlamentare. Voleva, disse durante la campagna elettorale del 2008, “cambiare radicalmente l’America”, trasformandola da Paese capitalista in un Paese socialista, in uno Stato “mamma” che ha cura dei propri cittadini dalla culla alla tomba. Forse quelli del Parco Zuccotti glielo consentiranno. I manifestanti amano paragonare la propria azione “anti-establishment” a quella del  Tea Party. Ma il paragone è assurdo. A parte le dimensioni che conta milioni di aderenti (mai arrestati),  il Tea Party vuole il contrario di quello che vogliono i dimostranti del Parco Zuccotti. I manifestanti di sinistra vogliono “più Stato”. Il Tea Party vuole “meno Stato”, meno tasse, più iniziativa privata, e libertà per gli individui di essere arbitri del proprio destino.

Ma l’opposizione a “Occupare Wall Street” viene proprio dalla città più a sinistra d’America: New York. I vicini protestano per i tamburi assordanti tutta la notte, le madri perché non possono più portare i bambini al parco, i negozianti dei dintorni perché i loro gabinetti sono lordati e distrutti, i portinai dei palazzi residenziali e per uffici perché quelli del Parco Zuccotti vanno a orinare negli ingressi. Il Sindaco Michael Bloomberg li ha bollati come gente che vuole uccidere la gallina che dalle uova d’oro che è Wall Street. “La protesta – ha detto Bloomberg – attacca il settore  finanziario della nostra città che è quello che sostiene la nostra economia. Se Wall Street chiude non avremo più soldi per pagare gli impiegati del Comune, per ripulire i parchi o per qualsiasi altra cosa”.

Ma i dimostranti non lo capiscono? “No”, risponde Ann Coulter,  la Oriana Fallaci d’America, autrice di best sellers di profezie politiche. “Quelli della rivoluzione francese, della rivoluzione russa, o della rivoluzione in Venezuela non si sono fermati a cercare di capire. Hanno protestato e basta. Noi non abbiamo una tradizione di moti di questo tipo. Ma forse siamo sull’orlo di una guerra civile”. “Ma che succederà?”, ha incalzato un giornalista.  “Il sistema crollerà – ha risposto la Coulter – oppure continueremo a votare e a discettare di politica”. Secondo la pessimista Coulter, l’ottimista Huckabee rischia di perdere il posto.

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