di Bruno Brundisini

Nel 2010, all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, è stato effettuato per la prima volta al mondo un impianto di cuore artificiale in età pediatrica.  Il paziente, oggi sedicenne, è un ragazzo umbro affetto da distrofia muscolare di Duchenne, una malattia genetica rara che colpisce quasi esclusivamente il sesso maschile (circa un bambino ogni 3500 nati) e che fa degenerare progressivamente i muscoli scheletrici ed il cuore. In questa patologia  non è possibile intervenire con un vero e proprio trapianto cardiaco, ma solo con l’impianto di un cuore artificiale, che quindi rappresenta una soluzione definitiva e non temporanea come nel caso dei pazienti collocabili in lista di attesa.

“Ad un anno dall’operazione il quadro cardiocircolatorio è buono – spiega con evidente soddisfazione il Professor Giacomo Pongiglione, dell’equipe cardiologica del nosocomio – anche dal punto di vista emodinamico l’apparecchio va bene. Lo status generale, come ben sapevamo, è più che altro condizionato dalla distrofia muscolare”. In realtà quello che chiamiamo cuore artificiale è una pompa idraulica dal peso di pochi grammi che viene attivata da batterie e che, inserita nel ventricolo sinistro del cuore, spinge il sangue nell’aorta e quindi in tutta la circolazione arteriosa.

Lo scorso 29 settembre il ragazzo, che a due mesi dall’operazione aveva ripreso a frequentare il liceo scientifico, ha festeggiato presso il Bambino Gesù il suo primo anno della nuova vita. In occasione della ricorrenza, oltre a genitori e parenti, ha avuto la sorpresa di trovare tutti i suoi compagni di scuola, venuti da San Venanzo in provincia di Terni, il suo paese di origine. “Quello trascorso è stato un anno molto intenso che ci ha regalato emozioni continue – racconta la mamma visibilmente commossa -. Per lui non c’era più speranza. Grazie all’intervento è tornato alla vita. Mio figlio è potuto tornare a scuola, stare con gli amici. Ci siamo abituati bene a usare l’apparecchio e a gestire la carica delle batterie. Grazie agli operatori del Bambino Gesù, che hanno formato anche i suoi insegnanti, il ragazzo svolge una vita scolastica normale”.

Dopo l’intervento di settembre, circa sei mesi fa è stato effettuato un altro impianto di cuore artificiale, sempre su un ragazzo italiano. Adesso è in programma un terzo intervento, questa volta su un giovane portoghese. “Entro la prossima settimana decideremo” afferma il professor Antonio Amodeo, cardiochirurgo e responsabile dell’Unità Operativa di assistenza meccanica del Bambino Gesù -. Dopo il primo caso abbiamo numerosissime richieste da tutto il mondo. Il 90% dei bambini affetti da Duchenne va incontro a cardiopatie”.

Questi interventi confermano, come già in altri settori della medicina pediatrica, la leadership internazionale dell’Ospedale Bambino Gesù. Oltre al fatto di essere scarsamente invasivi  e con poche complicanze infettive, tali operazioni aprono nuove prospettive terapeutiche e di speranza di vita non solo per questo tipo di pazienti, ma anche per tutti quelli in attesa del trapianto di un cuore da donatore.

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