di Bruno Brundisini

Ancora una volta la ricerca italiana si impone all’attenzione del mondo scientifico. Un gruppo di studiosi dell’Università di Bologna ha scoperto l’esistenza di un gene mutante, chiamato onco-Giano, che compare ex novo nel genoma del paziente oncologico. Infatti questo gene, il cui nome scientifico è Mtnd1, ha un effetto bivalente sullo sviluppo dei tumori, poiché in piccole quantità ne promuove la crescita, mentre in proporzioni elevate li soffoca. Il nome  trae quindi la sua ispirazione dall’antichissimo dio della mitologia latina, Giano bifronte, che veniva raffigurato con due facce contrapposte, perché era preposto alle strade e ai ponti di cui custodiva entrata e uscita.

L’onco- gene (il gene tumorale, ndr) – spiega Giuseppe Gasparre,  genetista dell’Università di Bologna – è mutato in diversi tipi di cellule tumorali in percentuali diverse. Per analizzarne gli effetti abbiamo trattato con ingegneria genetica  delle cellule di cancro in modo che contenessero cinque diverse quantità della mutazione. Le abbiamo quindi iniettate nei topi. Le cavie con le quantità più basse del gene mutato hanno sviluppato il tumore, mentre in quelle con i livelli più alti il cancro non è cresciuto. La soglia critica che abbiamo individuato è intorno all’82%”. A questo punto gli studiosi hanno cercato di capire perché quando è presente in proporzioni elevate  il gene blocca lo sviluppo del tumore, comportandosi  in modo del tutto opposto rispetto a quando è in piccole quantità.. “Abbiamo così ricostruito il meccanismo biochimico con cui il gene interferisce sulla capacità delle cellule tumorali di creare nuovi vasi sanguigni – aggiunge Anna Maria Porcelli, neoricercatrice del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bologna-. A questo punto se riusciamo a simulare per via farmacologica o genetica lo stesso effetto dell’onco-Giano mutato possiamo soffocare lo sviluppo dei tumori bloccando l’approvvigionamento dei ‘carburanti’ dei quali si alimentano”.

In pratica si tratta di bloccare la capacità dei tumori di sviluppare nuovi vasi sanguigni che servono alla loro crescita.  La scoperta di questo gene dalla doppia personalità, una specie di dottor Jekyll e signor Hyde, un po’ buono e un po’ cattivo, rappresenta sicuramente un importante passo avanti nella lotta contro il cancro. Il merito è tutto italiano, di una decina di ricercatori tutti giovani tra i 25 ed i 39 anni. Il lavoro, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Cancer Research, è stato sostenuto in gran parte da un finanziamento di 420mila euro assegnati dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) al professor Giovanni Romeo, docente di Genetica all’Università di Bologna, da anni impegnato in questo tipo di studi.

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