di Clarence Green

Già nel 1917 la Madonna lo aveva profetizzato a Fatima: “I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, intere nazioni saranno distrutte ma alla fine il Mio cuore immacolato trionferà”. È il senso profondo del rapporto della civiltà cristiana con lo spirito del mondo in ogni tempo. Non è esistita epoca in cui i cristiani non siano stati la spina nel fianco del potere dominante. Lo aveva già previsto Cristo: “Se hanno odiato me odieranno anche voi” (Gv 15,18).

I buoni saranno martirizzati. Le persecuzioni dei cristiani nel XXI secolo è anche il titolo del convegno promosso dall’associazione Luci sull’Est e tenutosi lo scorso 24 settembre alla Pontificia Università Lateranense. All’interno dell’aula magna dell’ateneo era presente la Madonna pellegrina di Fatima, Colei la cui intercessione salvò la vita di Giovanni Paolo II, dopo l’attentato del 13 maggio 1981, non casualmente anniversario della prima apparizione mariana nella località portoghese. Fu proprio il pontefice polacco a definire il 1900 come “il secolo del  martirio”, specie a causa dei regimi totalitari nazista e comunista. Definizione non retorica se si pensa che, in 2000 anni ben 45 milioni di martiri cristiani su 70 milioni sono stati uccisi nel secolo scorso. Il dato è stato riportato da Massimo Introvigne, presidente del CESNUR e rappresentante OCSE per la lotta contro la cristianofobia che ha aggiunto: “Nel primo decennio di questo secolo i martiri cristiani (senza contare gli uccisi in guerra) sono stati 160mila. Un cristiano ucciso ogni cinque minuti per causa della fede”. Se i numeri rimangono così tristemente alti, ciò è dovuto al fatto che, come ha ricordato Introvigne, “gli assassini sono potenti”, ovvero sempre legati a poteri forti.

La cristianofobia si manifesta in quattro componenti essenziali: 1) il fondamentalismo islamico che, al di là delle sue manifestazioni più esplicitamente sanguinarie, si esprime in legislazioni restrittive verso le religioni non musulmane, dal divieto di proselitismo alla pena di morte per apostasia o per blasfemia. 2) Il totalitarismo comunista che sopravvive ancora in Cina, Corea del Nord, Vietnam, Cuba, non tanto nella sua componente economica, quanto nella sua assenza di democrazia che va ad intaccare anche la libertà religiosa, spesso condizionata dalla nascita di “chiese patriottiche” compromesse con i regimi. 3) I nazionalismi del Sud Est asiatico, sovente sconfinanti in un vero e proprio fondamentalismo indù e persino buddista. 4) Il laicismo occidentale che, pur non essendo ancora sfociato in vere e proprie persecuzioni, opera discriminazioni nelle scelte di molti governi (penalizzazioni fiscali a carico della Chiesa, disincentivi alle scuole cattoliche, ecc.) e talora vere manifestazioni di intolleranza da parte di gruppi laicisti facinorosi (ad esempio in Francia, ogni due giorni c’è un attacco contro una chiesa). “Papa Benedetto XVI invoca la libertà religiosa non in nome della fede cristiana ma in nome della persona umana”, ha osservato Introvigne, aggiungendo che “il mondo ci odia perché sa che il cristianesimo non può essere sconfitto”.

Secondo monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, il martirio, come tutti i mali, è “un aspetto del mistero di iniquità”, tuttavia la cristianofobia di ogni tempo non è riducibile alla semplice “cattiveria” ma si inquadra in una concezione culturale estranea alla fede cristiana “un vero e proprio odio intellettuale, un’incapacità di accogliere il messaggio di Cristo”. Anticristiana, pertanto, è qualunque ideologia. In tutte le loro varianti e sfumature, difatti, le ideologie possiedono tutte un tratto comune: la pretesa di affermare il Regno dell’Uomo, l’illusione che l’uomo si possa salvare da solo. Inoltre le ideologie, per la loro stessa natura, sono violente ed omicide in quanto legittimano l’eliminazione fisica e morale del dissenziente. All’esclusività delle ideologie si contrappone l’inclusività del cristianesimo che, per riscattarsi, deve riscoprire la propria natura missionaria, la testimonianza fino al martirio, e rifiutare la propria riduzione a mera etica.

Padre Bernardo Cervellera, missionario del PIME e fondatore dell’agenzia Asia News, forte della propria esperienza apostolica in Cina, ha sottolineato come nell’immenso paese asiatico, la persecuzione e la discriminazione nei confronti dei cristiani sia un drammatico lascito della Rivoluzione Culturale maoista. Le comunità cattoliche e protestanti rimangono divise tra chiese “ufficiali”, i cui vescovi vengono nominati dal Partito Comunista, e chiese “sotterranee” che non accettano compromessi con il potere e i cui capi vengono spesso sequestrati e uccisi dal regime. È proprio il recente riavvicinamento tra queste due realtà – incoraggiato da papa Benedetto – che ha scatenato l’inasprimento delle persecuzioni. Il dato più roseo è tuttavia la crescita del cristianesimo nella terra del Dragone: ogni anno oltre 150mila cinesi adulti chiedono di essere battezzati. “La rinascita della fede in Cina – ha puntualizzato padre Cervellera – interessa tutti gli strati sociali, a partire da molti dei più convinti dirigenti del Partito Comunista, i quali, delusi dalla deriva ultracapitalista e antiumana del paese, guardano al cristianesimo come unica vera fonte di giustizia sociale e fondamento della dignità dell’uomo”.

L’esperienza con la cristianofobia del giornalista ed europarlamentare Magdi Cristiano Allam è qualcosa di più che mai concreto. A seguito della sua conversione al cattolicesimo dall’Islam, Allam riceve quasi quotidianamente minacce di morte ed è costretto a vivere scortato. Secondo l’eurodeputato italo-egiziano, “la fragilità del cristianesimo è in stretta relazione con le persecuzioni che subisce”, al punto che “tra i perseguitati per motivi religiosi, sette su dieci sono cristiani e, per questo motivo, dal 1945 a oggi, circa dieci milioni di cristiani hanno dovuto abbandonare il Medio Oriente o il Nord Africa, terre che fino al VII erano cristiane”.

C’è poi un aspetto legato al dialogo interculturale ed è il luogo comune secondo il quale, in fin dei conti, ebraismo, cristianesimo e islam sono tre religioni molto simili, se non pressoché uguali, avendo tutti radice abramitica. “Mettere sullo stesso piano Cristo e Maometto  – ha osservato Allam – mette in discussione i fondamenti stessi della fede cristiana. Non ci si può professare cristiani e legittimare l’Islam allo stesso tempo”. I cristiani devono, dunque, recuperare la loro vera identità e l’orgoglio per la civiltà cui hanno dato vita, imparando ad amare le altre, sì, ma coerentemente con il precetto cristiano: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. È solo testimoniando questo zelo che i cristiani riprenderanno ad essere stimati e rispettati da una religione, l’islam, che sembra approfittare della decadenza del cristianesimo per fare proseliti.

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