di Anna Villani

Al suo esordio letterario, Daniela Ammannito promette bene. È in libreria il suo Sulle sponde del lago di stelle (Edizioni Miele), un biglietto per volare gratis con la mente in paesaggi che l’autrice fa vivere ad un palmo. Una storia dove sentimenti, solidarietà, passioni, valori, si intrecciano in un percorso senza ritorno. Una volta iniziato il romanzo, il lettore sarà curioso di sapere il progetto di padre Brian e di Gill. Quest’ultima è una giovane che lascia gli agi della città per immergersi un luogo dove l’attendono insidie di ogni tipo e finanche i ragni in camera sono “i soli nemici che tutti vorrebbero avere in Africa”.

Come scrive Aldo Onorati nella prefazione, protagonista silenzioso del suo romanzo è l’Africa e lei ne fa una descrizione così minuziosa che viene da pensare l’abbia visitata e più volte…

“Esattamente. Ci sono stata varie volte, anche con mio marito, ma l’esperienza che più ha inciso sulla mia vita è stata sicuramente la prima volta che mi recai laggiù. Avevo circa vent’anni, mille progetti per la testa, con il mondo ai miei piedi, convinta di poterlo cambiare, come capita a tutti i giovani che si affacciano alla vita adulta. Quella che all’epoca iniziò come un’avventura, divenne in seguito un ‘privilegio’, una ‘fortuna’ perché ebbi l’opportunità di conoscere la parte ricca delle comunità bianche che avevano costruito le loro fortune con sacrifici inimmaginabili (parliamo dell’Africa di trent’anni fa) e la parte povera, quella delle missioni dove i padri monfortani lottavano ogni giorno contro difficoltà di ogni genere. Fortuna, perché mi resi conto che quel viaggio avrebbe cambiato per sempre la visione che avevo della mia vita, avrebbe condizionato le mie scelte future, avrebbe influito sull’educazione dei miei figli. Non è possibile dimenticare la bellezza e le contraddizioni di un Paese come quello ed il messaggio che ti rimane dentro, ci resterà per sempre!”.

Lo stile del Suo lavoro editoriale può essere paragonato a Susanna Tamaro e a Wilbur Smith: semplice, profondo, aperto alla natura ed al cuore degli uomini.

“Ho sempre avuto la passione della scrittura, ma sempre per uno scopo personale: diari, memorie. Ogni tanto riprendevo il mio diario in particolare, lo rileggevo ed ogni volta rivivevo quei momenti così toccanti, rivedevo quei colori, risentivo quei profumi intensi e quegli odori non sempre gradevoli ma sicuramente caratteristici. Incuriosita dalla mia perseveranza, mia figlia mi chiese di leggerlo, ma non potevo mostrarglielo così come era: troppo personale. Così decisi di riscrivere quell’esperienza sotto forma di romanzo, cercando di trasferire il più possibile le mie sensazioni a chiunque avesse letto il libro. Ho cercato di restare il più possibile ancorata a quella realtà che avevo vissuto ma al contempo di sollevarla idealmente dallo status di sola tragedia perché c’è anche moltissimo di bello in Africa, non soltanto dolore e miseria. Il mio è un tentativo di raggiungere anche la fascia adolescente usando il loro linguaggio attraverso una storia d’amore, poiché è questo sentimento in ogni sua forma che traina le loro esistenze. Mi dissi che, in fondo, era un’esperienza che avrebbero dovuto fare molti di loro: non come una punizione, perché non è loro la colpa di questa eccessiva superficialità del vivere, ma come un’opportunità per crescere. Forse un obiettivo troppo ambizioso per un romanzo?”.

Il libro le è valso un riconoscimento prestigioso di recente e proprio nel continente “nero”.

“Sì, anche se, a dire il vero, è il secondo riconoscimento: il primo fu la Menzione d’Onore al Premio Penna d’Autore di Torino del 2009, subito dopo la pubblicazione, per essere arrivato semifinalista. È recente, invece, il quarto posto al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Insieme nel Mondo”, a cui hanno partecipato moltissime opere e autori di un certo prestigio. Ne sono veramente orgogliosa oltre che sorpresa!”.

Il Malawi in particolare è stato scelto come ambientazione del Suo racconto, in cui c’è un passaggio molto forte: “…e allora quelle persone preferivano rimanere nella loro miseria sincera, piuttosto che continuare a sentire le prese in giro di governi ricchi che si vantavano di mandare tonnellate di alcuna utilità”. Se qualcuno volesse fare donazioni alla popolazione del Malawi a chi potrebbe rivolgersi per non cadere in truffe o vedere dispersa la propria quota? Nel romanzo si parla anche di questo.

“Quelle parole venivano da persone che hanno costruito parte del Malawi e che, vivendolo ogni giorno, si rendevano conto dei tanti sprechi o deviazioni di fondi destinati ai poveri, da parte di governi privi di ogni scrupolo o di organizzazioni corrotte. Fortunatamente la situazione si è evoluta in meglio ed esistono molte organizzazioni serie, formate da volontari che, come me, sono stati colpiti dai colori di quel Continente meraviglioso (chissà perché lo chiamiamo ancora continente nero?). Scherzi a parte, personalmente ho conosciuto delle Onlus come quelle di Convivium Africa, Sorrisi nel Mondo o Amici del Malawi di sicuro affidamento, perché animate anche da alcuni discendenti di emigranti in Africa, parte dei quali cresciuti proprio in Malawi e che hanno a cuore il futuro di quel paese. Per quanto mi riguarda, ho deciso di destinare parte del ricavato (escluse le spese editoriali) a queste associazioni che costruiscono soprattutto scuole, insegnano a lavorare, si occupano di adozioni a distanza, concedono microcredito, insomma non basano i loro aiuti sulla mera elemosina in denaro, ma agiscono sulle infrastrutture e sulla formazione dei bambini africani”.

L’eroina del libro, Gill, ha una cugina, “una vera amica”, come lei la descrive. Possono esistere forti legami tra le persone?

“Ne sono convinta. I legami familiari sono fondamentali e se esistono dei genitori o delle famiglie più in generale in grado di trasmettere valori importanti, i legami si rafforzano e non esiste distanza o evento che possa distruggerli. L’amore ed il rispetto reciproco sono alla base di un legame vero”.

Gill, colpita nei propri affetti, per una grave delusione, sembrerebbe gettare la propria vita alle ortiche, ma lei, come scrittrice, suggerisce attraverso l’esistenza di questa donna, una seconda opportunità a coloro che, allo stesso modo, coltivano dolori insuperabili. Continuare a vivere sempre e comunque dandogli un nuovo significato: è questo il senso?

“Alcune esperienze possono cambiare radicalmente il corso della nostra esistenza, soprattutto se si tratta di forti dolori o traumi importanti. A volte è veramente molto difficile superarli. Ma io penso che la vita che ci è stata data è comunque un dono meraviglioso e se anche intervengono dei fatti che possono sconvolgere gli equilibri che ci siamo creati, valga comunque la pena di viverla. Certo, si riparte da una posizione diversa, non si è più gli stessi, qualcosa sarà indubbiamente cambiato ma se si cerca bene in noi stessi, si trova sempre la forza per andare avanti, per continuare. L’esperienza di Gill, tratta da un fatto vero, si risolve forse in modo semplicistico per qualcuno: ma la mia non voleva essere cronaca nera, soltanto uno spunto per poter dare speranza. Ciò che penso veramente è che da solo l’uomo non può combattere contro i mali della vita, è una lotta impari. Ma se ci affidiamo all’amore di Dio, alla forte e indiscutibile protezione della Madonna, tutto può essere superato, anche il dramma che ci sembra insormontabile”.

È stato il Suo primo libro, ne seguirà a breve un altro?

“Per ora mi dedico a divulgare questo perché vorrei raccogliere molti fondi per i bambini. Penso anche all’estero. Sicuramente mi piacerebbe poterne scrivere tanti, perché scrivere è la mia passione da sempre. Sì, penso che ne seguirà presto un altro, magari ambientato in un altro Continente”.

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