di Pico Angelico

C’è una musica fatta di note che tutti ascoltiamo e c’è una musica interiore fatta di silenzi “assordanti” e significativi. Con questo spirito Andrea Bocelli si è cimentato nella sua autobiografia – poco o nulla romanzata – un esperimento letterario che non sembra avere intenti autocelebrativi. Il libro cerca piuttosto accendere una luce sull’uomo e sull’artista, nel non facile tentativo di oggettivizzare il proprio passato, raccontarlo con distaccata ironia, schivando ogni possibile sentimentalismo autocompiaciuto.

Ne La musica del silenzio, edito da De Agostini, Bocelli scrive di se stesso in terza persona, attribuendosi il nome di Amos Bardi e cambiando il nome anche a tutti i suoi familiari, amici, donne amate e conoscenti. Per il resto è davvero la vita del celebre cantante toscano, raccontata con realismo e grande attenzione agli ambienti della propria infanzia e giovinezza. Lajatico, il piccolo centro rurale in provincia di Pisa che ha dato i natali a Bocelli nel 1958, è descritto come un vero e proprio nido, una sorta di utero materno con cui l’autore percepisce un vero e proprio legame di sangue, indissolubile nella buona e nella cattiva sorte. Emerge l’amore per la campagna maremmana ed in particolare per i cavalli da parte di Amos, fanciullo vivace e dalla fortissima personalità, cui fa da contraltare Alberto, il più posato fratello minore. Anche mamma e papà Bardi appaiono complementari: agli entusiasmi facili della signora Edi si affianca il sobrio realismo del signor Sandro. Tanti sono i personaggi dei quali il giovane Amos si sente debitore ed affezionato: nonno Ilo, gli amici del cuore Eugenio e Adriano ma in particolare il vecchio Ettore, schivo e saggio direttore di banca in pensione che diventerà il suo autentico maestro di vita, fino agli anni del grande successo.

Amos vive il dramma della perdita della vista nella consapevolezza che qualsiasi ostacolo si può superare e che la conoscenza dei propri limiti non sarà mai un freno alle proprie ambizioni grandi e piccole, quanto un’opportunità per agire con più giudizio. La prima conquista che il giovane protagonista dovrà realizzare sarà quella di essere considerato come una persona normale, a dispetto del suo handicap. Ci riuscirà grazie al suo caparbio ottimismo e, una volta scoperte le sue non comuni doti vocali, inizierà a coltivarle senza sosta. Fino al giorno in cui Amos comprenderà che la chiave del successo non è tanto nell’ambizione, quanto nell’umiltà, nell’accettare consigli: e così il protagonista comprenderà che soltanto prendendo lezioni di canto, egli potrà diventare un grande della musica.

La crescita personale di Amos è tutta nell’apprendere dai fallimenti, nell’imparare a conciliare il proprio temperamento indipendente ed impulsivo con l’obbedienza verso gli amatissimi genitori. Porta a termine, dunque, gli studi, laureandosi in giurisprudenza, non tanto per accontentare i suoi, quanto perché sa che la vita impone alternative nel caso in cui i nostri sogni non si avverino.

Bocelli/Amos descrive poi la propria esperienza con le donne. Dopo Barbara, prima tenera infatuazione platonicamente idealizzata, c’è la storia intensa e bruciante con Marica, una vera altalena di gioie e dolori che culmina nel primo tradimento patito da Amos. Dopo una fase da tombeur de femmes al termine della quale Amos si sentirà alquanto svuotato e disilluso, il nostro rinasce grazie all’incontro con Elena, colei che lo fa sentire per la prima volta “l’uomo che (…) aveva sempre cercato di essere e che non era mai stato” e che diventerà sua moglie.

Gli ultimi capitoli sono quelli, noti a tutti, del successo di Bocelli/Amos: una celebrità raggiunta a piccoli passi e dopo una lunga gavetta, costellata di false partenze, fuochi fatui e attese interminabili. Emozioni altalenanti nel cui groviglio, il protagonista riesce sempre ad essere se stesso e a non scendere a compromessi con un establishment dello spettacolo di cui ha già imparato a fiutare le brutture e le meschinità.

Quando ormai è una star internazionale, Amos deve andare incontro a nuovi dolori: la scomparsa di papà Sandro e del caro amico di famiglia Ettore. Poco dopo il divorzio, voluto da Elena, stanca delle continue assenze da tournée del marito.

Ma Amos riesce a gettarsi alle spalle anche questi momenti, grazie al suo ottimismo inesauribile e soprattutto all’amore, “l’amore per tutto ciò che di bello e di buono c’è attorno al mistero della vita” e al ritrovato ed “irresistibile desiderio d’imparare, di vivere e di amare”.

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