di Luca Marcolivio

Era atteso circa un milione di partecipanti e alla fine ne è arrivato il doppio. Per Benedetto XVI era una prova di fuoco: la sua terza Giornata Mondiale della Gioventù, la seconda in una città d’Europa, proprio in quel vecchio continente ultrasecolarizzato sul quale il pontefice tedesco ha voluto ricalibrare la bussola della nuova evangelizzazione. C’erano timori di un flop per la GMG di Madrid, vuoi per gli scandali della pedofilia che appena un anno fa hanno travolto la Chiesa, vuoi per la presenza nella capitale iberica degli indignados anticlericali che contestavano le presunte spese folli per l’evento ai danni del contribuente spagnolo.

E invece, alla fine, si sono ripetuti i rituali festosi delle precedenti edizioni: una gigante e pacifica “onda gialla” (tale era il colore delle magliette ufficiali della GMG) ha invaso Madrid per almeno sei giorni. Tanto baccano ma di quelli gioiosi e non molesti. Nessun incidente, nessun atto vandalico. Alla fine la città era più pulita dopo una settimana di GMG che non dopo un match di Champions League al Santiago Bernabeu. In nessun evento come nelle GMG accorrono così tante bandiere di così tante nazionalità senza alcuno scopo competitivo: sono le olimpiadi della fede e della fratellanza in cui tutti sono vincitori e in cui il senso di appartenenza a un ideale universale, quale è la fede cattolica, non è in conflitto con le proprie radici e la propria appartenenza nazionale. Ognuno sottolinea ed esalta il patriottismo a modo proprio: i gruppi di nostri connazionali – com’è consuetudine – si salutano al grido di italiano, batti le mani! e ogni luogo, dalle piazze alla metropolitana, è idoneo per fare conoscenza tra tedeschi, brasiliani, coreani o africani, scambiarsi risate di gioia e grida di esultanza anche solo per pochi istanti.

A Madrid i due milioni di giovani accorsi hanno sfidato tutto: dal caldo torrido, alla pioggia battente, dalle file interminabili fuori dai caffè, alla ressa con gli inevitabili rischi di perdere i propri compagni di viaggio. Il tutto per incontrarsi ed incontrare il vicario di Cristo in terra, quasi un rinnovo della chiamata che duemila anni fa Gesù fece lungo le sponde del lago di Tiberiade ai suoi primi discepoli. Al punto che, al suo arrivo a Madrid, il Santo Padre, senza mezzi termini, ha definito le Giornate Mondiali “un grande incontro dei giovani del mondo con il Signore”.  La GMG è, per molti versi, la riproduzione e la rievocazione di quell’Evento, proprio perché Cristo, all’inizio della predicazione volle contare soprattutto su persone giovani (l’apostolo Giovanni aveva probabilmente appena 13-14 anni al momento della Chiamata), coloro che più di altri, per il loro entusiasmo e la loro assenza di pregiudizi avrebbero lasciato tutto per seguirLo. Quei Dodici oggi sono diventati milioni e ogni volta hanno risposto liberamente all’invito dei pontefici (prima il beato Giovanni Paolo II e oggi Benedetto XVI). Lo hanno fatto senza costrizioni perché la conoscenza della Verità, in Cristo, nella Chiesa e nel suo massimo rappresentante, corrisponde sempre al loro desiderio più vero ed autentico. Lo aveva sottolineato Giovanni Paolo II già nel 2000, durante il Giubileo dei giovani: “È Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”.

E Benedetto XVI, nel discorso dello scorso 20 agosto all’aerodromo di Cuatro Vientos – non pronunciato a causa della pioggia – ha ricordato che rimanere radicati in Cristo e fermi nella fede, come affermava il motto della GMG madrilena, “non è la semplice accettazione di alcune verità astratte, bensì una relazione intima con Cristo che ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio”. La fede, quindi, “non si oppone ai vostri ideali più alti, al contrario, li eleva e li perfeziona”. La cultura relativista odierna che, in modo sempre più ostinato, scoraggia la ricerca della Verità, non deve spaventarci: “Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza. Il Signore vi ha concesso di vivere in questo momento della storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il suo Nome in tutta la terra”.

Nel corso dei vari incontri susseguitisi durante la GMG, il Santo Padre si è soffermato su una serie di temi ricorrenti. Durante la sua visita al monastero di El Escorial, Benedetto XVI ha ricordato in particolare il ruolo dell’educazione e dell’università come luogo “dove si cerca la verità propria della persona umana”, un concetto di gran lunga più alto delle “ideologie chiuse al dialogo razionale”, della “logica utilitaristica di semplice mercato” e degli “abusi di una scienza senza limiti”. All’Istituto San José, retto dall’ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, il pontefice ha invece incontrato i portatori di handicap e i loro assistenti, sottolineando “il bene immenso che rappresenta la vita di questi giovani per chi sta loro accanto e per l’intera umanità” e di come la vita sia sempre nobilitata “per l’amore ricevuto”.

Il momento chiave dell’ultima GMG, tuttavia, è stato l’improvviso temporale a Cuatro Vientos. Una prova provvidenziale per i due milioni di pellegrini accorsi che, senza esitazione, hanno lanciato il loro grido “qui rimaniamo, noi non ce ne andiamo…”. Con grande commozione del papa: “Grazie per la vostra forza! La vostra resistenza è maggiore di quella della pioggia!”. Radicati nella fede, anche nella tempesta…

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