di Pico Angelico

È stata in assoluto una delle mostre più originali e sorprendenti dell’ultimo Meeting di Rimini. Ha voluto riprodurre gli sfondi e le atmosfere della Cafarnao di oltre due millenni fa, la località dove si verificò uno degli avvenimenti più importanti della storia: il primo incontro tra Gesù Cristo e gli apostoli. L’esposizione Con gli occhi degli apostoli reca al suo interno un pannello con una frase di don Luigi Giussani: “La fede è il riconoscimento stupefatto, grato, intimidito e, al tempo stesso, esaltante, di una presenza, perché Dio è venuto tra noi ed è tra noi. È la cosa bella e presente il contenuto della fede e io non so nient’altro che questo”.

La mostra, lungo un percorso quasi interamente cosparso di sassi e ghiaia, ha “riportato in vita” la sinagoga, la casa di Pietro, il lago di Tiberiade ed altri contesti con l’obiettivo di calare, immedesimare il visitatore in una realtà storica in cui l’umanità e l’infinito hanno incrociato il loro sguardo e hanno cambiato per sempre le sorti del mondo. Chi è già stato in pellegrinaggio in Terra Santa ha avuto come la sensazione di ritornare in quei luoghi, toccare le colonne della sinagoga, ascoltare la risacca del mare, nel bel mezzo dei canneti ondeggianti dove Simon Pietro pescava, il tutto circondato dalla vegetazione tipica di quei luoghi, dalla palma all’ulivo, piante così tanto cariche di simbologia nella storia sacra. Un modo per ricordarci che quell’incontro è stato vero, reale, tangibile, ed è una delle più belle ed immense certezze che Dio e la storia ci hanno riservato. C’è persino chi, tra i visitatori della mostra, ha versato lacrime di commozione…

Anche José Miguel Garcia, professore di esegesi del Nuovo Testamento all’Università San Damaso di Madrid, nonché curatore dell’esposizione, ha manifestato la propria grande emozione nel vedere inaugurata l’opera. “La commozione che ho provato davanti alla mostra realizzata è stata cento volte più intensa che davanti alla mostra che avevo immaginato”, ha commentato il biblista durante la presentazione dell’iniziativa. A dimostrazione che il cristianesimo è “qualcosa che accade ora, non è un ricordo, ma una presenza che vince lo scetticismo e la disperazione – ha proseguito il biblista -. L’Incarnazione è il vero contenuto, un mistero visibile. È la suprema genialità di Dio che ha voluto comunicarsi all’uomo attraverso una presenza umana”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giancarlo Cesana, presidente della Fondazione Policlinico-Mangiagalli di Milano, che ha descritto l’evento di Cafarnao come un apparente “caso” in cui però è racchiuso il presente, il passato e il futuro di tutte le generazioni fino a noi. Un avvenimento che “travolge” la vita degli apostoli, conquistati non tanto dalle parole in sé di Gesù, quanto perché quelle stesse parole “realizzavano quello che loro desideravano dalla vita”.

Il custode della Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa ha avuto il privilegio di raccontare al pubblico del Meeting la propria esperienza diretta a Cafarnao. “La nostra fede si basa su qualcosa di reale, di storico, di avvenuto di concreto – ha affermato Pizzaballa -. C’è la storia della salvezza, la geografia della salvezza. Se non ci fosse quel luogo nella storia, noi saremmo solo legati ad un’idea, invece non è solo un’idea è un’esperienza”. La salvezza, quindi, arriva da un Dio “che arriva ad abitare lo spazio del tuo quotidiano, per cui questo quotidiano, così com’è, diventa la via del tuo incontro con Lui. Non bisogna inventarsi nulla”, ha aggiunto il padre francescano.

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