di Antonio Gaspari

È stato presentato al Meeting di Rimini il libro “Cosa tiene accese le stelle” (Mondadori), scritto da Mario Calabresi, figlio del commissario ucciso dai terroristi, e attuale direttore de “La Stampa”.

Calabresi racconta di tante lettere e messaggi mail che ha ricevuto come direttore del quotidiano torinese, in cui la gente si lamenta, perchè pensa ad un declino irreversibile e senza speranza, di un futuro impossibile e inesistente, paragonato ad un passato pieno di opportunità e promesse.

C’è gente che scrive di un Paese ormai perduto in cui i tempi cupi non ci abbandoneranno più, c’è chi dice che sta mandando i figli il più lontano possibile e chi, già scappato, racconta che spera solo di non tornare mai più.

A fronte di tanto pessimismo, Calabresi, tramite interviste e riflessioni, testimonia un ottimismo realista. Mostra come non è affatto vero che nel passato stavamo meglio e auspica una rinascita dello spirito vitale italico.

Seppure il nostro paese mostri un evidente invecchiamento con 26 milioni di anziani e 24 milioni di giovani, l’ultranovantenne Valeria Valeri alla domanda su come si fa a invecchiare bene risponde: “Evitando la noia e leggendo molto, fino a tardi ogni notte. Io non mi lamento del tempo che è passato perché ho fatto una grande conquista: la mia testa è maturata”.

E ai giovani che volessero fare teatro la Valeri consiglia di non sedersi mai. “non basta il talento per riuscire, senza esercizio ci si ferma, si resta ad un livello basso; nella vita e nel lavoro, ci vuole soprattutto un lavoro su se stessi. Bisogna esercitarsi, provare, studiare, cercare di cambiare sempre. ma questo vale per tutto, mica solo per il teatro”.

A chi si lamenta dicendo che sti stava meglio nel passato nel corso delle diverse interviste Calabresi ricorda che nel 1955 solo dodici famiglie su cento disponevano del frigorifero, più di un terzo degli italiani non mangiava mai carne, ed il 30 per cento delle famiglie cucinava utilizzando ancora la legna o il carbone.

Alla fine degli anni cinquanta a Milano 13 case su 100 non avevano l’acqua potabile e in 42 non c’era il bagno.

Anche relativamente agli atti di violenza, il numero degli omicidi di oggi è esattamente un  terzo di quello venti anni fa. Nel 1991 ci furono 1984 omicidi mentre nel 2009 sono stati 626. Vent’anni fa in Italia le persone uccise furono 3,5 ogni 100,000 abitanti, oggi siamo scesi a 1.

Nell’intervista con Umberto Veronesi il famoso oncologo se la prende con i giornalisti perchè hanno descritto l’Italia come uno dei peggiori paesi al mondo per la sicurezza nel parto. Eppure anche la rivista scientifica “The Lancet” riporta che l’Italia è il Paese più sicuro al mondo dove far nascere un bambini. Il nostro Paese ha una delle percentuali di mortalità infantile tra le più basse al mondo.

Calabresi critica La cultura della lamentela: “è la cosa più negativa che ci sia perché cancella davvero ogni possibilità di riscatto e cambiamento. Innamorarsi delle proprie sfighe è rassicurante e ti fa vivere in un  territorio protetto, in un mondo che riconosci e ti rassicura. Ogni epoca impone una forma di resistenza, la nostra è non essere lamentosi”.

In merito alla sconfitta dello scetticismo, Calabresi racconta che il 17 marzo del 2011, “la Stampa” aveva deciso di distribuire a Torino la bandiera italiana assieme al giornale.

Quando si doveva decidere sul numero, in tanti dicevano “ma chi la vuole la bandiera, ormai la patria non è più un valore”. Così si decise di distribuirne 20.000. Ma alle otto del mattino erano già tutte esaurite, e i lettori erano inferociti perché non l’avevano trovata in edicola. Così si desise di distribuirne altre 58.000. Quando il Presidente Napolitano arrivò a Torino erano quasi 80.000 le persone che avevano acquistato la bandiera e l’avevano esposta sui balconi e sulle finestre.

Nel capitolo intitolato “Perché abbiamo bisogno di un sogno” ha scritto Calabresi:

“Oggi ciò che manca di più agli italiani è lo spazio. Uno spazio fisico, ma anche mentale, che significa possibilità, futuro e speranze. Per decenni questa sensazione di apertura è stata il motore della nostra crescita e lo stimolo a pensare positivo”.

E l’astrofisico Giovanni Bignami ha spiegato: “Abbiamo bisogno di grandi progetti, di grandi visioni e di stimolare la fantasia della gente. Dobbiamo tornare ad avere fame di avventura e di scoperte. Dobbiamo ricominciare a guardare in direzione delle stelle, perché significa alzare la testa, avere la vista lunga e immaginare altri mondi”.

Alla fine del libro Calabresi confessa al prof. Bignami di aver trovato le risposte ai suoi interrogativi e così “le stelle si sono accese per guidare il cammino degli uomini, la loro fantasia, i loro sogni per insegnarci a non  tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio”.

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