di Britta Dörre

Fino al 6 novembre sarà visitabile la mostra “Acquedotti Romani” presso lo spazio espositivo Cinecittàdue Arte Contemporanea, situato nell’omonimo shopping mall. L’esposizione è stata curata da Franco Purini, in collaborazione con Bruna Marchini e Alberto Becchetti.

La mostra offre una prospettiva sugli acquedotti romani nelle diverse prospettive dell’architettura, della pittura, della scultura, della video-arte, della musica, della letteratura e della fotografia. Le opere esposte, realizzate da artisti come Franco Purini, Paolo Portoghesi, Mimmo Paladino, Alfredo Pirri, Sandro Becchetti, Alessandro Natale, Antonella Anedda e Marco Lodoli, rappresentano l’interpretazione contemporanea di un tema classico nella storia dell’arte. Già a partire dal Cinquecento l’interesse per gli acquedotti si manifesta nelle incisioni di Pirro Ligorio o Stefano Du Perac, e prosegue con le opere di Giuseppe Vasi o Giovanni Battista Piranesi.

La scelta di un tema così classico e legato alla storia di Roma, viene spiegata da Franco Purini partendo dalla constatazione che “gli acquedotti romani suggeriscono una ulteriore sfera di contenuti che comprende i temi del frammento, della vastità, del tempo, dell’acqua, una risorsa che sta divenendo sempre più rara e preziosa, oggetto in questi ultimi anni di complesse strategie globali”. L’interesse di Purini per questi monumenti è sicuramente anche motivato dalla sua storia personale. Fra il 1948 e il 1953, l’architetto abitò nei pressi del quartiere Quadraro, e da ragazzino si divertì a esplorare la campagna romana, “un universo fantastico”; Ricordando Quadraro, una delle sue opere esposte, è un omaggio a questa esperienza. Con il tempo l’essere umano conquistò gli spazi intorno agli acquedotti che alla fine “sono stati assorbiti dalla città, … perdendo la loro vera visibilità”, afferma ancora Purini. Per questo motivo l’obiettivo della mostra è evidenziare il contrasto fra “il mondo affollato e ipercomunicativo di Cinecittà 2” e “gli acquedotti che lo osservano in silenzio”, aggiunge l’architetto.

La coesistenza del mondo antico e moderno viene rappresentata nelle fotografie di Sandro Becchetti. L’acquedotto emerge in mezzo all’architettura moderna ed è circondato dalla vita quotidiana. Le fotografie di Alessandro Natale, invece, attribuiscono all’acquedotto una figura centrale. Sono rimasti solo frammenti degli artefatti umani come testimoni del mondo antico. La natura sta riconquistando pian piano lo spazio usato. L’opera di Santiago Calatrava offre una visione con allusioni alla Grand Tour, sia per lo stile sia per il formato. Il cahier dell’artista raccoglie una piccola collezione di vedute con acquedotti. Un esempio per il confronto dell’architettura moderna con l’antichità, è il progetto di Paolo Portoghesi per le case dei lavoratori di ENEL a Tarquinia. L’estetica degli acquedotti ha influenzato l’architetto nel suo disegno, che riprende il motivo dell’arco. Il vasto panorama sugli acquedotti romani offerto al visitatore ricomprende anche opere letterarie, poesie in particolare, che esprimono l’eterno fascino e la bellezza di questi monumenti: … E adesso allora voglio rimanere
 davanti a questa fila di archi corrosi,
sentire il tempo che scorre come acqua
e gli archi istanti, giorni, anni, secoli
come corrente dentro la natura…
(Anio Novus di Claudio Damiani)

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