di Titti Del Greco

Giovedì 26 Maggio 2011 il Papa, nella Basilica di S. Maria Maggiore, ha rinnovato l’affidamento dell’Italia alla Vergine Maria, recitando il rosario assieme ai Vescovi riuniti in assemblea generale. In un momento di forti tensioni politiche e di contrapposizioni sul significato dell’Unità del nostro Paese, Benedetto XVI ha richiamato tutti ad uno sguardo globale che contempli la Madonna come Mater Unitatis.

A tal proposito mi preme evidenziare un ritrovamento mariano di eccezionale valore storico-religioso ad opera del Dott. Gilberto Di Benedetto, psicologo e artista di fama internazionale, che deve la sua notorietà alle tante battaglie umane e culturali finora condotte.

Di recente, dentro una grotta di tufo in località Bassano Romano (Viterbo), rinchiusa in un’urna lignea, lo psicologo ha rinvenuto casualmente un’antica icona raffigurante una Madonna sanguinante.

L’affresco in stile romanico-bizantineggiante rappresenta una delle tante “Madonne del latte”, assai diffuse tra il XII ed il XIII secolo: seduta in trono con Gesù Bambino benedicente sulle ginocchia, la Madonna (che è in fase di restauro), appare nella sua funzione di madre-nutrice del Figlio di Dio. Sul lato destro ostenta tre rose, il “fiore delle vergini”, simbolo del Rosario.

La devozione popolare ha sempre visto nel seno della Vergine un segno di protezione e al tempo stesso di buon auspicio per le puerpere in tempi in cui non esistevano “succedanei del latte” (gli odierni prodotti in polvere).

Il sotterramento nella grotta di tufo sembra risalire a duecento anni fa e si potrebbe ipotizzare che, al seguito dell’invasione napoleonica del 1797, i Bassanesi abbiano voluto occultare e difendere così la preziosa reliquia. All’epoca, infatti, si riversava in Italia l’armata francese violenta e minacciosa, sospinta dall’odio religioso della Rivoluzione: era il tempo in cui le immagini della Vergine si videro lacrimare, sanguinare e muovere gli occhi in molti Santuari d’Italia. Tutti segni premonitori di calamità ed insieme garanzia di intercessione.

Bassano Romano non fu risparmiata. Distruzioni, saccheggi e dissacrazioni lasciarono la popolazione attonita, tuttavia nessun Bassanese morì sotto le incursioni dei Francesi, i quali, alla fine dei due storici saccheggi, furono presi d’assalto da una folla di cittadini armati e messi in fuga mentre le campane suonavano a stormo ed il popolo gridava: “Evviva Maria!”.

L’aspetto più importante dell’icona è il cartiglio situato ai piedi dell’immagine che marca il significato teologico della missione di Maria e che recita la seguente affermazione:” In gremio Matris, sedet Sapientia Patris” (nel grembo della Madre, risiede la Sapienza del Padre), espressione tipica dei Padri della Chiesa, non estranea alla cultura classica pagana.

Ora, se vogliamo soffermarci un momento sul cartiglio di questa icona, possiamo convenire nell’attribuire al termine “Sapientia Patris” il significato di progetto di redenzione del Padre grazie all’incarnazione del Verbo (Gesù Cristo) nel grembo di Maria. Maria genera il Figlio, presenza del Dio che viene ad abitare la storia, e la apre ad un nuovo e definitivo inizio che è possibilità, per ogni uomo, di rinascere dall’alto, di vivere nella volontà di Dio e quindi di realizzarsi pienamente. È la profezia del Padre sulla venuta del Cristo che restituirà all’uomo la sua immagine originaria:  riscattato dal peccato e giustificato mediante la fede e le opere, grazie all’azione dello Spirito Santo, l’Uomo diverrà  erede del Figlio.

Se esaminiamo poi il cartiglio da un punto di vista antropologico, se ne evince una nuova visione del rapporto uomo-donna. La donna (Maria) recupera la sua efficacia straordinaria nello sguardo amorevole e disarmante di Dio su di essa: creata da una costola, cioè da una parte vitale del’essere umano maschio, legata ai miti del tempo, vive per molti secoli uno squilibrio di genere come se si posizionasse in qualche modo nell’inferiorità rispetto al genere maschile. Ciò che la Sapienza del Padre catapulta è la percezione discriminatoria tra i due generi e l’esaltazione della donna “guardata” da Dio fin dall’eternità.

Il femminismo, in tal senso, ha radici assolutamente cristiane: non esiste in altre culture perché solo il Padre ha trasmesso questo messaggio e lo ha portato alla sua pienezza sul piano concreto. Purtroppo, parallelamente, si sono perse le radici religiose della proposta femminista, perché tutta la cultura occidentale ha subito un tragico processo di laicizzazione.

E vorrei citare  Papa Giovanni Paolo II il quale nell’Enciclica “Mulieres Dignitatem” ci parla addirittura di un’antropologia “uni duale” tra generi diversi dove la differenza, se letta bene, indica una assoluta parità pur nella diverse tendenze psicofisiche, spirituali, psicologiche: “Di fatto gli esseri umani, maschile e femminile – sottolinea il Pontefice – sono anche complementari e questo perché la loro  più autentica interrelazione si stabilisce a livello spirituale”.

Ritornando alla suggestiva icona rinvenuta a Bassano Romano, non di certo casuale per i tempi che corrono, potremmo asserire che sarebbe auspicabile attualizzarla ripensando al ruolo femminile che è centrico e fondante per i Cristiani, ma anche alla Sapienza di Dio che ha trasfigurato il mondo   usando Maria come preziosissimo strumento, facendo di Lei, umile creatura, il luogo ove si coglie in filigrana il disegno unitario che intreccia l’antico e il nuovo testamento.

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