di Flavia Anastasi

Nella mattinata di martedì 26 luglio 2011, presso la Sala Monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stata presentata la ricerca “Cittadini 2.0: il vissuto partecipativo dei giovani”, curata da Amesci, associazione di promozione sociale di Enrico Maria Borrelli, con il contributo del Dipartimento della Gioventù.

All’incontro hanno partecipato l’on. Marco Scurria, coordinatore Ppe in Commissione Cultura del Parlamento Europeo, il prof. Mario Morcellini, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma e il capo Dipartimento della Gioventù, Andrea Fantoma.

La ricerca, esposta dalla dottoranda Linda Manzone, ha indagato nel diffuso social network Facebook la qualità e la quantità della partecipazione giovanile in termini di impegno civico sociale e associativo, attraverso l’innovativo strumento della survey on-line.

Il profilo identitario del “Forum dei Giovani” e dei punti “Informagiovani” sulla rete è globalmente condiviso dal 40% dei ragazzi. Ancora un po’ in salita dunque la strada per la partecipazione giovanile.

Esiste una giusta traduzione del comportamento on-line dei giovani quando questi non sono connessi? Quanto di virtuale rimane individuale e che cosa viene invece condiviso off-line di questo infinito mare-contenitore di idee, pensieri, tendenze, abitudini e comportamenti che è il web, in cui i giovani navigano abitualmente?

“ La rete è intesa sempre più come un luogo nel quale declinare la propria voglia di cambiamento e non, come si è in passato sostenuto, un fattore di isolamento e di amplificazione dell’individualismo acritico e passivo”, ha sostenuto Borrelli.

Marco Scurria ha affermato che “Il Social network è un valido supporto alla partecipazione e  alla cittadinanza attiva, ma non si può partecipare solo sulla Rete. Gli avvenimenti internazionali, in Nord Africa come in altre parti del mondo, nascono dal “tweet” dei network e si trasferiscono nelle “piazze” al di là della televisione. La Caduta del Muro di Berlino è avvenuta senza la risonanza del web, all’epoca ancora sconosciuto”.

La comunicazione è allora la colonna portante dell’inclusione sociale dei giovani e troppo spesso i media “crescono”nelle cattive notizie uno spettatore ancora mancante del necessario senso critico, le buone notizie e gli esempi edificanti passano in secondo piano, quando vengono citati.

La disaffezione per la politica dei giovani, delicato e complesso argomento, è un ostacolo da superare per la costruzione identitaria dei ragazzi che vivono e si muovono nella società della conoscenza, con spirito proattivo e orientato al futuro.

 

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