di Titti Del Greco

In un momento in cui la violenza ha libero corso da un capo all’altro del mondo, in cui gli immigrati (sinonimo di stranieri) sono così numerosi e per di più non affatto desiderati né accolti, è bene ricordare che, nel passato, lo straniero era un ospite sacro, amato da Dio.

In parecchi testi biblici lo straniero veniva associato alle classi deboli, alle vedove, agli orfani, ai poveri del mondo. -“il Signore protegge lo straniero-” (SI 145,9) recita la Bibbia ed ancora “-tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati stranieri nel paese d’Egitto”- ( Lv 19,34) .

Ma esiste un luogo, proprio a Roma, ove queste sante parole così anacronistiche, ma straordinariamente attuali e rivoluzionarie, hanno trovato spazio per impiantarsi in modo molto concreto. Si tratta della fraternità alle Tre fontane, in via Manara (zona EUR). In quel luogo nascosto ci si può avventurare per incontrare la straordinaria comunità delle piccole sorelle di Gesù di Charles de Foucault. È un piccolo regno paradisiaco dove si è realizzato il sogno di suor Magdeleine, (Parigi 1898 – Roma 1989) fondatrice dell’ordine, una donnina esteriormente gracile ed affetta fin da bambina da una forma grave di artrite deformante, ma con una tempra e uno zelo imperturbabili.

Piccola sorella Magdeleine vive la sua infanzia in Africa e sente molto presto la chiamata ad una consacrazione speciale: alla sequela del suo amatissimo fratello Charles de Foucault, camminare sulle orme di Gesù bambino per vivere Betlemme nella semplicità di ogni giorno, per trasmettere il messaggio di Dio che si è fatto piccolo, di un Dio che non fa paura, ma dona la sua intima amicizia a tutti senza distinzione di razza, religione, e ceto sociale.

Viaggia tantissimo piccola sorella Magdeleine, diffondendo per gli angoli più reconditi del mondo una vita che è al tempo stesso contemplativa e attiva: si muove per le strade polverose, nei lunapark, nei campi nomadi tra i più poveri, con musica, canti, marionette e burattini, creando dappertutto un clima di festa quale fu presso la capanna di Betlemme quando nacque il Redentore, mentre Maria donava il piccolo al mondo con un gesto d’amore.

“Come Gesù – sottolinea Suor Magdeleine nella sua regola – è necessario vivere tra i poveri mischiati alla massa umana come lievito nella pasta”. Ed ammoniva le consorelle con fermezza scrivendo: “Prima di essere religiosa, sii umana e cristiana in tutta la sua forza e bellezza”.

La vocazione alla vita nomade che resiste a tutt’oggi in alcune realtà italiane e in molti paesi del mondo, fu la prima forma di chiamata: dovunque si trovi “la buona occasione” per combattere la “buona battaglia”, le piccole sorelle si impiantano con delle roulotte come fu per la fondatrice che girava il mondo con un furgoncino “essenziale”, chiamato “Stella filante” .

La prerogativa non è quella di convertire, ma quella di vivere insieme ai rom o ai serbi o ai croati o agli indios senza manifestare la necessità di un loro cambiamento, ma coltivando con l’accoglienza e l’amore di Gesù uno spirito di autentica amicizia e solidarietà.

Questo è il segreto di una vita nascosta, ma in stretto contatto con le tante etnie in una sorta di “osservazione partecipante” tanto amata dal famoso antropologo inglese Malinowsky. Grazie alla caparbietà e lo zelo, dopo aver fondato tantissime congregazioni specialmente nell’Est dell’Europa (nomadi o sedentarie), con la benedizione di Papa Pio XII, soltanto nel 1957, Suor Magdeleine approda nella città di Roma ove, per disposizione dai frati trappisti, le viene concesso un terreno sito su una collina che si chiamerà Betlemme. Nella sua mente si muoveva l’esigenza di costruire uno spazio come punto di riferimento a 360 gradi ove ci fosse la possibilità di accogliere ed incontrare persone di ogni cultura o religione. Di orizzonti diversi, più o meno facoltosi, più o meno potenti, giovani o anziani, persone sole, gruppi di amici, con spirito di profonda accoglienza e di apertura al dialogo.

Da una poverissima baracca in prefabbricato, nasce nel tempo un villaggio di casette in legno più semplici da costruire e poco costose: un plotone di volontari, sacerdoti, seminaristi e operai specializzati, nell’arco di pochi anni, riescono a rendere il sito “Tre fontane “sempre più funzionale ai minimi obiettivi da raggiungere, ma soprattutto più accogliente. Il 1964, infatti, marcherà il passaggio da luogo di formazione di noviziato internazionale a residenza della Fraternità generale delle piccole sorelle. Essendo quella di Roma una fraternità “regionale” (provinciale) per l’Italia, la caratteristica peculiare diviene quella di essere un “porto di terra, un “approdo” ove ogni sei anni si festeggia il raduno delle rappresentanti di tutte le nazioni in cui si sono impiantate le comunità. A Roma, inoltre, vivono la responsabile generale ed il suo Consiglio.

Tutte le sorelle, oggi, si prestano quotidianamente a costruire la vita e l’atmosfera della loro comunità ciascuna con i propri talenti, con la preghiera, ma anche con il lavoro dentro e fuori il villaggio.

A “Tre fontane” i pellegrini si trovano subito a loro agio: possono immergersi nella preghiera intima o collettiva, possono sostare qualche giorno e fare vita comunitaria, possono vivere la visita da turisti.

La sensazione è quella di entrare in una sorta di casa-famiglia e questo lo si può sperimentare solo andando sul posto! Delicato l’impatto con questo villaggio dalle casettine in legno coi tetti “aguzzi”: sulla destra una cappella essenziale dove ci si sprofonda nel silenzio di Dio. In abito lungo di un azzurro celestiale, qualche sorella timidamente ci viene incontro con un entusiasmo puro, semplice, regalando la fiducia di un bambino. Con questa spontaneità disarmante, ti apre le braccia ad un incontro che si fa sempre più forte e coinvolgente. Quale prezioso strumento di Dio, comincia a raccontarsi e ad ascoltare le ragioni della nostra visita che diviene nutriente e feconda in un crescendo che coinvolge tutti i sensi. Dappertutto si respira un’atmosfera al limite dell’umano! Sta a loro, per una speciale chiamata, allargare oltre a quello fisico della casa, lo spazio del cuore per intercedere e accogliere il passante, il pellegrino, lo straniero, il nomade, il miscredente, il disperato.

Alle Tre fontane si percepisce un invitante odore paradisiaco ove il tempo sembra fermarsi e dal cielo sembrano discendere gocce d’eternità: “Desidero dal profondo che voi diveniste leggere, leggere come una bolla di sapone che un bambino giocando può soffiare in tutte le direzioni. Che il bambino Gesù possa girarvi e rigirarvi tra le sue mani come vuole, inviarvi a sinistra e a destra in una baraccopoli o in una segreteria in missione lontana o in una fraternità di studi. Vi faccia partire subito o vi tenga fermi a lungo senza sapere dove andrete. Demolisca tutti i vostri piani. Vi nomini responsabili o no, nomadi o sedentari.” (piccola sorella Magdeleine, 8 agosto 1955.)

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