di Omar Ebrahime

Tra i protagonisti dimenticati di quell’unificazione italiana di cui quest’anno ricorrono i 150 anni, c’è anche un cardinale di Santa Romana Chiesa. Si chiama Vincenzo Santucci (1796-1861), nativo di Gorga (Roma), ed è proprio in suo onore che il Comune laziale sta organizzando un Convegno storico dal tema Il Cardinal Vincenzo Santucci nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia che si terrà nella bella cornice della Sala Consiliare con la partecipazione, tra gli altri, del prof. Giuseppe Parlato, Ordinario di storia contemporanea alla LUSPIO di Roma, del prof. Guido Vignelli, vice-presidente del Centro Culturale “Lepanto” e di Giuseppe Brienza, giornalista, saggista e storico del Risorgimento.

Per saperne di più, su questo evento abbiamo intervistato il Sindaco di Gorga, Nadia Cipriani.

Da cosa nasce l’idea del Convegno?

“Innanzitutto dall’idea di voler ricordare, nel modo giusto e con l’importanza che merita, la figura del Cardinale Vincenzo Santucci, il gorgano più illustre che il nostro Paese annovera nella Sua lunga storia, che, nel volume che presenteremo durante il Convegno (a cura di Omar Ebrahime, Pio IX e la Questione Romana. Atti del Convegno sul cardinal Vincenzo Santucci, con Prefazione di S.E. Mons. Luigi Negri, D’Ettoris Editori, Crotone 2011, pp. 148 – vedi scheda), viene descritto ad un livello particolarmente approfondito di conoscenza e di dettaglio sulla sua vita e sul suo operato. Per il lavoro così egregiamente svolto, ringrazio l’autore, Giuseppe Brienza, nonché il consigliere comunale Giovanni Cipriani, che ha coordinato l’intera iniziativa. In secondo luogo, come Amministrazione Comunale, abbiamo voluto ricordare questa importante figura della memoria storica di Gorga, in un’occasione particolare e solenne dal punto istituzionale, ossia la celebrazione del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Per uno strano incrocio della sorte, il 1861 è anche l’anno della morte del nostro Cardinale, avvenuta il 19 agosto 1861, pertanto il 2011 segna anche il 150° anniversario della morte del card. Santucci”.

Perché ricordare oggi una figura come quella del cardinal Santucci?

“Vincenzo Santucci è una figura di importanza storica rilevante, tutt’altro che marginale, nel contesto degli anni che condussero all’unificazione politica della penisola italiana. Fu uomo di fiducia di Papa Pio IX, che lo stimò e gli affidò compiti particolarmente delicati, ma fu anche un diplomatico di primo livello che viaggiò molto e conobbe di persona i principali protagonisti di quegli anni, a cominciare dal conte Camillo Benso di Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna. Nella nostra ottica il Convegno – che gode del patrocinio della Regione Lazio e in cui saranno esposti al pubblico per la prima volta diversi cimeli dello stesso Santucci – vuole essere soltanto l’inizio di un processo più ampio di riscoperta e valorizzazione del cardinale gorgano che intendiamo portare avanti, non solo nel nostro Paese ma anche nell’intero comprensorio”.

È vero che il cardinale “rischiò” quasi di diventare Papa?

“In effetti, come dimostrano le testimonianze raccolte da Brienza e presentate nel libro, Santucci in Europa era conosciuto e molto stimato. Non dimentichiamo che aveva viaggiato per conto del Papa, il Beato Pio IX, ed aveva lavorato diversi anni anche in Segreteria di Stato. Era un uomo dotto, di profonda cultura, specialmente giuridica, e che accrebbe sensibilmente la qualità scientifica dell’istruzione universitaria nello Stato pontificio. Ma era anche un uomo di integerrima vita spirituale, e di assidua preghiera. Purtroppo morì prematuramente, a poco più di 60 anni, a causa di un attacco apoplettico”.

Il suo merito più grande?

“Dal lato della difesa e della promozione della fede cristiana, sicuramente risalta la sua collaborazione fattiva per la promulgazione del dogma mariano dell’Immacolata Concezione (1858), che lo vide protagonista in prima persona in quanto presiedette una delle assisi dei vescovi di tutto il mondo, radunati a Roma per discutere la questione. Sul lato della storia delle idee, certamente passerà alla storia per aver cercato fino all’ultimo una via di risoluzione diplomatica, e non militare, alla “Questione romana”. Purtroppo, in quest’occasione, non fu ascoltato e si dimostrò in un certo senso profeta. E si sa che i profeti, come da tradizione, hanno più fama e riconoscimenti dopo la morte che in vita”.

 

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