di Antonio D’Angiò

Nelle silenziose ed eleganti sale della Casa di Goethe in via del Corso a Roma, dal 25 maggio e sino al 24 luglio 2011, è possibile apprezzare una serie di opere a matita di Joseph Anton Koch.

L’artista tedesco, nato nel 1768 nel Tirolo austriaco da famiglia contadina, proseguì gli studi anche grazie all’interessamento del vescovo di Augusta. Nel 1794 si trasferì in Italia e l’anno dopo si legò alla cerchia degli artisti tedeschi, concentrando la sua attività sulle raffigurazioni della campagna romana. Nel 1806 sposò Cassandra Ranaldi di Olevano Romano e qualche anno dopo si trasferì a Vienna con tutta la famiglia. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella cittadina laziale, dove morì nel 1839 (per altre notizie sulla vita di Koch, si può consultare il sito www.amolevano.it).

Due sono i principali filoni espositivi della mostra romana curata da Cornelia Reiter. Il primo è quello delle vedute romane e dei luoghi dell’antica terra degli Equi. Oltre a molte rappresentazioni della città di Roma, che vanno dall’Acqua Acetosa sino al Palatino, si possono apprezzare alcune lastre riferite alle città di Subiaco, Cervara e Olevano Romano. Il secondo percorso espositivo invece, che è la parte più affascinante dal punto di vista letterario, è quella legata ai disegni danteschi, che è così introdotta nelle sale espositive: “Gli oltre duecento disegni di Koch per la Divina Commedia dantesca, sono parte di un grande progetto di illustrazioni poi mai realizzato. Koch era uno dei più profondi conoscitori di questo capolavoro della poesia italiana ed era in grado di citare a memoria ampi passaggi del testo originale, come testimoniano numerosi ricordi aneddotici della cerchia di amici. Nella lingua di Dante Koch trovava una simbiosi tra ideale e realtà che egli tradusse in modo congeniale nelle sue appassionate raffigurazioni grafiche”.

Vi si trovano raffigurati, infatti, i seguenti canti dell’Inferno: Paolo e Francesca, sorpresi da Gianciotto Malatesta per il Canto V; i Peccatori contro natura, tra cui Brunetto Latini, per i  canti dal XV al XVIII; il lago di pece dei Barattieri, per i canti XXI e XXII; Agnello Brunelleschi attaccato da un drago a sei zampe per il XXV canto; il Conte Ugolino e i suoi figli per il XXXIII canto; Lucifero al centro dell’Inferno nel XXXIV; infine Minosse, il giudice infernale, con le scene principali dell’Inferno.

Koch è stato anche mentore di una nuova generazione di artisti. Peter Van Cornelius, pittore tedesco suo contemporaneo, così apprezzò la sua opera: “egli ha reso un grande servizio nel campo dell’arte stimolando con spirito poetico i suoi contemporanei sia attraverso giudizi e insegnamenti, sia con le sue appassionate opere, contribuendo così al loro sviluppo”.

La visita di questa mostra può offrirci lo spunto, infine, per un approfondimento delle opere di Koch sia tramite una visita al Casino Massimo, nei pressi di San Giovanni in Laterano, dove sono presenti alcuni suoi affreschi, sia con un’escursione ad Olevano Romano visitando la Villa De Pisa, dove sono conservate le lastre di rame delle venti acqueforti di Joseph Anton Koch del 1810, donati dai suoi discendenti una decina di anni fa.

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