di Clarence Green

Il suo nome ci è noto sin dai banchi della scuola elementare. Studiando la storia medioevale a molti già balzava all’occhio l’immagine di questo vecchio barbuto che, nel pieno delle invasioni barbariche, fondava i primi monasteri, salvando tutto il meglio della cultura classica che, grazie alla diligenza dei suoi monaci, è arrivata fino a noi. Chi, poi, non conosce il motto ora et labora a lui attribuito?

L’11 luglio 2011 la Chiesa ha celebrato la memoria di San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa, una figura che in questi ultimi anni è tornata d’attualità per molteplici motivi; e non solo perché il Pontefice regnante, Benedetto XVI, ha scelto il suo stesso nome e si ispira costantemente alla sua opera e al suo pensiero. La figura di San Benedetto è attuale, innanzitutto perché, vivendo un’epoca di crisi e di sconvolgimenti simile all’attuale, seppe indicare una via d’uscita molto concreta e, al tempo stesso molto elevata, rivelatasi vincente. La strada percorsa da Benedetto è quella del cristianesimo integrale, uno stile di vita perfettamente coerente con la fede predicata, una civiltà completamente nuova e colma di una luce straordinaria in grado di illuminare popoli smarriti e in preda ad epocali contraddizioni.

Benedetto nasce nel 480, appena quattro anni dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Formalizzatasi la dissoluzione politica di un sistema durato più di cinque secoli, ne era ancora in corso la decadenza morale, culturale e sociale, quella che il beato Giovanni Paolo II aveva definito la “notte oscura della storia”. Il decadimento dei costumi, a quell’epoca, era talmente radicato da condizionare profondamente e negativamente la tenuta stessa di un’intera civiltà. Inoltre i contemporanei di Benedetto stavano ormai dimenticando e rinnegando quella stessa cultura classica greca e romana che aveva reso grandi i loro antenati. Quello straordinario sistema di conoscenze, per la verità, aveva ancora molto da dire ma venivano a mancare uomini dotati della forza morale e dell’autorevolezza capaci di rilanciare quella cultura. San Benedetto fu l’uomo che seppe invertire questa tendenza e che, con il suo entusiasmo e la sua tenacia, seppe recuperare quel glorioso passato.

Così lo descrive il cardinale Joseph Raztinger, poche settimane prima di diventare papa: “Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può fare ritorno presso gli uomini. Abbiamo bisogno di uomini come San Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce, a ritornare e a fondare a Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo. Così Benedetto, come Abramo, diventò padre di molti popoli”.

San Benedetto diviene patrono d’Europa perché la sua Regola ha contribuito a plasmare un modo di vivere e di pensare che andava ben al di là del monachesimo e che avrebbe segnato la cristianizzazione e la rinascita dell’intero vecchio continente nei secoli successivi. Grazie a Benedetto, si afferma definitivamente l’etica cristiana del lavoro: qualsiasi attività fisica o intellettuale nobilita l’uomo e annulla ogni differenza tra schiavo e padrone. Con Benedetto nasce anche la cultura della solidarietà come la intendiamo oggi: la carità a beneficio dei poveri, dei malati, degli emarginati, sempre nell’ottica dell’uguaglianza e della pari dignità tra tutti gli uomini, patrizi o plebei, padroni o servi, ricchi o poveri. Benedetto è un uomo che si mette alla ricerca del passato non per fare un’opera di archiviazione museale, né tantomeno per poter trarre profitto da cimeli, destinati alle teche di un collezionista di molti secoli dopo. Trae in salvo i classici dall’aggressività iconoclasta barbarica perché questi, oltre a non essere in contraddizione con l’emergente religione cristiana, porranno le basi, in forme e linguaggi diversi, anche della civiltà del futuro. Coraggio e ottimismo sono quindi i segni distintivi di un uomo come Benedetto da Norcia che, rispetto alla sua epoca, seppe andare controcorrente, senza mai cercare minimamente la gloria personale.

La cultura benedettina è il trionfo della cristianità, intesa sia come cultura cristiana che come preghiera che cambia la storia. Una cristianità ancora giovane ma ormai matura per imprimere un’identità forte a un intero continente. Sono le stesse radici cristiane che il Benedetto di oggi – Papa Ratzinger – ci ricorda con notevole frequenza, in risposta a chi le ritiene un mero retaggio del passato. Come allora ci troviamo di fronte a civiltà straniere che avanzano sempre più e che sembrerebbero in grado di sopraffarci. A quei tempi, tuttavia, il cristianesimo, pur tra mille difficoltà e persecuzioni, risultò vittorioso nella sua opera di pacificazione, in grado com’era di penetrare nelle tradizioni dei popoli più diversi, adattandosi alle più diverse mentalità, un po’ come l’acqua assume la forma dei recipienti che la contengono, senza mai cessare di essere acqua.

Grazie all’opera discreta, tenace e potente di Benedetto da Norcia, l’Europa – dal Portogallo agli Urali, da Capo Nord a Pantelleria – assunse per la prima volta una sua identità forte, un’unità culturale e, alcuni secoli dopo, con la nascita del Sacro Romano Impero, anche un’identità politica. A dimostrazione del fatto che il corso della storia non è mai irreversibile e che, da grandi crisi, possono scaturire sorprendenti rinascite. E oggi, come allora, l’Europa è nuovamente alla ricerca di una propria identità che, come papa Benedetto XVI ha ribadito a più riprese, potrà conquistare soltanto attraverso “un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente”. E in quest’opera così difficile, quasi eroica, la Regola di San Benedetto, sottolinea papa Ratzinger, è “come una luce per il nostro cammino. Il grande monaco rimane un vero maestro alla cui scuola possiamo imparare l’arte di vivere l’umanesimo vero”.

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