di Redazione

Fabrizio Ferretti, romano, 34 anni, lavora nel campo informatico da molti anni. Ha tanti hobby e passioni, su tutti lo sport e la realizzazione di cortometraggi. In uno dei suoi video, Ferretti immortala se stesso impegnato con la sua bici lungo il bagnasciuga di Ostia Lido, in quello che può essere definito uno sport innovativo (e non poco faticoso), che egli stesso ha battezzato con il termine di beach bike.

“Il beach bike – racconta Fabrizio – è uno sport nuovo e del tutto salutare perché, attraverso una semplice mountain bike, che non necessita di alcun adattamento per il terreno sabbioso della spiaggia (sebbene la bicicletta vada pulita a fondo dalla salsedine dopo l’uso), e la nostra volontà e forza fisica, soprattutto nelle gambe (sulla sabbia, rispetto ad una strada asfaltata, si fatica dalle 4-5 volte di più), possiamo godere dell’aria fresca e dello splendido panorama che ci offre il mare. Non solo: in pochi chilometri di cammino, il dispendio di energie è elevato, il che è ottimo per chi vuole tenersi in forma o per chi ha deciso di mettersi a dieta in tempi brevi”.

Fabrizio ha avuto l’idea di andare in bici su “strade che non sono strade” come quelle del mare, non solo per l’aspetto evasivo e naturista dell’attività stessa. Infatti non condivide il ciclismo così come viene praticato da molte persone in Italia, a tutte le ore, su ogni percorso, tratto urbano e addirittura extraurbano. “Andare in bici per strada -  aggiunge Fabrizio – non è sicuro per la propria incolumità e quella degli automobilisti. Spesso si sente parlare di pirati della strada ma altrettanto spesso si vedono ciclisti altrettanto indisciplinati che passano con il semaforo rosso tanto per fare un esempio. Oltretutto non sarebbe nemmeno permesso dal codice stradale, in quanto sarebbero necessarie piste ciclabili, condizione assoluta (la corsia di emergenza è da considerarsi tale e non riservata a mezzi tantomeno ciclabili) per la quale ai ciclisti è permesso circolare solo adiacentemente a tratti stradali. E poi, le autorità che dovrebbero far rispettare tali regole non se ne interessano L’Italia è un paese dove, in troppe città (tra queste Roma) mancano piste ciclabili adeguate e le poche presenti spesso sono brevi o non raggiungibili in bici, perché iniziano e finiscono fuori dal centro urbano”.

Il nostro “filmaker sportivo” vede nella bici il mezzo del futuro in città sempre più caotiche dove spostarsi in macchina diventa un incubo e dove, quando si può, sarebbe il caso di rinunciare alla frenesia per apprezzare ciò che ci circonda. Piuttosto che andare a rinchiudersi di sabato nel solito centro commerciale, raggiunto dopo lunghe ore in automobile, allora, tanto vale prendere la nostra mountain bike e raggiungere (strade permettendo…) una località vicina, di mare o di montagna, per fermare il tempo, godendo della bellezza e della tranquillità della natura. Tranquillità di cui abbiamo tutti bisogno in un mondo ormai troppo frenetico dove il cemento non ha sotterrato solamente il verde ma anche valori come la salute e il rispetto per noi stessi, gli altri e tutto ciò che ci circonda.

Lo spirito “salutista”, nel senso più autentico e non retorico del termine, si riscontra in molti dei cortometraggi realizzati da Fabrizio Ferretti. Una delle più significative creazioni del beach biker è datata 2008, anno in cui, Fabrizio gira Love life don’t burn it (vedi il video), di cui lui stesso è l’unico ideatore, sceneggiatore, attore e cameraman e dove racconta, in prima persona, la forza e il benessere che può derivare dallo sport in contrasto all’uso delle droghe che invece distruggono la salute e consumano la vita dall’interno.

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