di Antonio Gaspari

Era il 4 luglio 1776 quando, a Philadelphia, tredici colonie, Virginia, Maryland, Massachusetts, Rhode Island, New Hampshire, Connecticut, North Carolina, South Carolina, New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware e Georgia, firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza che le liberava dall’impero britannico.

Si trattò di un avvenimento senza precedenti nella storia. Cacciatori di pelli, coloni, agricoltori, artigiani, fabbri, allevatori, boscaioli, male armati e poco organizzati, sconfissero il più potente esercito del tempo, con un ardore, un ingegno e un coraggio che nessuno avrebbe mai potuto immaginare prima.

Con un testo di appena una pagina, i cittadini degli Stati Uniti d’America giurarono il loro impegno per la difesa della vita, della libertà e della ricerca della felicità. È scritto nella Dichiarazione d’Indipendenza: “Noi riteniamo che (…) tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità”.

Nel giorni seguenti, copie della Dichiarazione vennero distribuite in tutti gli Stati. Il 6 luglio 1776, il Pennsylvania Evening Post pubblicò il testo della Dichiarazione. L’8 luglio la Dichiarazione venne per la prima volta letta pubblicamente nella Piazza dell’Indipendenza a Philadelphia. Fu suonata la campana che venne rinominata “Liberty Bell”. Da allora il 4 luglio venne ufficialmente riconosciuto come l’anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. La prima celebrazione si tenne il 4 luglio 1777. Ed è da quella data che, non solo per gli abitanti  di quelle terre, ma per le popolazioni di tutto il mondo, nacque il sogno americano.

Seppur venata da tante contraddizioni, infatti, la storia degli Stati Uniti è profondamente segnata dalla ricerca di libertà e felicità e dalla certezza che attraverso il duro lavoro, il coraggio, la determinazione niente sia impossibile. Stiamo parlando di una Nazione la cui popolazione è composta per oltre il 90% da non indigeni. Che è nata dalla rivolta di coloni che si sono ribellati all’Impero Britannico. Di popolazioni che, provenienti dagli altri continenti, sono andate a lavorare negli Stati Uniti per realizzare le più alte aspirazioni. Una Nazione che non si è accontentata di garantire unità, sicurezza, prosperità per il proprio popolo ma che ha combattuto ed ha versato il sangue dei suoi figli per combattere feroci e potenti dittature come il Nazismo ed il Comunismo. Per inseguire il “sogno americano”, da colonie poco sviluppate gli Stati Uniti sono diventati la più grande potenza industriale del mondo. Oggi gli Usa sono al primo posto nel mondo per la produzione industriale (siderurgica, meccanica, automobilistica, aeronautica, energetica e mineraria). Sono i più avanzati nel campo delle innovazioni tecnologiche, sono i soli che sono riusciti a raggiungere la Luna con equipaggi umani e stanno preparando un viaggio per Marte. Come diceva Alberto Sordi nel film Un americano a  Roma (1954): “so’ forti gli americani…”.

È pur vero che questo popolo non è esente da contraddizioni e che alcune conquiste sono state macchiate da politiche poco nobili, ma le azioni eroiche degli americani sono così copiose da sommergere il male.

È vero, ad esempio, che il Sud degli Stati Uniti ha sviluppato la più grande produzione di cotone del mondo, utilizzando gli schiavi strappati all’Africa, ma è anche vero che gli USA hanno avuto un presidente, Abramo Lincoln, che ha combattuto una guerra civile pur di liberare gli schiavi.

A questo proposito, in quello che è forse il suo discorso più famoso, Martin Luther King ha detto: “Vi dico oggi, fratelli miei, non perdiamoci nella valle della disperazione. E anche se affrontiamo le difficoltà di oggi e di domani, io ho ancora un sogno. È un sogno profondamente radicato nel Sogno Americano”.

È vero che gli Stati Uniti sono stati accusati di praticare politiche colonialiste nei confronti dell’America Latina e non solo, ma è anche vero che tuttora gli USA sono il Paese che più ha contribuito allo sviluppo dei paesi poveri.

Insomma, nonostante i venti di crisi, gli Stati Uniti sono ancora il paese dove, come ha sostenuto il disegnatore e produttore cinematografico Walt Disney “se puoi sognarlo, puoi farlo”. E Robert Goddard, uno degli scienziati che ha costruito l’industria aerospaziale americana, ha aggiunto: “è difficile definire ciò che è impossibile, i sogni di ieri sono la speranza di oggi e la realtà di domani”.

Il cantante dei Doors, Jim Morrison ha affermato: “Tutti hanno un paio di ali ma solo chi sogna impara a volare”. E Anna Eleanor Roosevelt, moglie del presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, ha sostenuto: “Il futuro appartiene a chi crede alla bellezza dei propri sogni”.

Concludiamo con una domanda: sarà forse per questa capacità di credere nella realizzazione dei propri sogni che l’industria cinematografica più importante al mondo ha la sua sede principale proprio negli Stati Uniti?

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