di Antonio Gaspari

A partire dalla fine del 1940 la ferocia delle milizie naziste si scatenò contro la popolazione civile europea di fede ebraica per realizzare la Endlösung der Judenfrage, ovvero la “soluzione finale”. Anziani, donne, bambini, uomini, famiglie intere, vennero arrestati, pigiati dentro ai treni e deportati verso i campi di sterminio. L’orrore era tale da pensare che nessuno avrebbe potuto salvare la popolazione ebraica da quella tragica fine.

Ma proprio quando per gli ebrei sembrava che il destino fosse segnato, spuntarono mani e braccia amiche e tante porte si spalancarono. Case, chiese, conventi, scuole, collegi, nunziature e università pontificie si aprirono per nasconderli, difenderli e accogliergli come fratelli.  L’albero della vita, così duramente colpito dalle offese della guerra, dalla violenza degli scontri, dall’odio razziale, continuò a crescere alimentato dal coraggio e dalle opere di carità di migliaia di eroi sconosciuti.

Secondo lo storico Emilio Pinchas Lapide, già console Generale di Israele a Milano, “la Santa Sede, i nunzi e la Chiesa cattolica hanno salvato da morte certa tra i 700.000 e gli 850.000  ebrei”. Liana Millu, poetessa sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz–Birkenau, ha raccontato che in quegli anni a uomini e donne fu dato di poter mostrare il meglio o il peggio di sé. Decine di migliaia di storie incredibili, per lo più anonime, che solo negli ultimi anni stanno venendo alla luce.

E per proclamare quanto scritto nel Talmud (“Chi salva una vita salva il mondo Intero”), nel 1953 la Knesset, il parlamento israeliano, emanò la Legge sulla commemorazione dei Martiri e degli Eroi della Rimembranza, con la quale veniva creato il memoriale di Yad Vashem con l’obiettivo di “onorare l’eroismo e il coraggio dei giusti fra le nazioni che hanno rischiato la loro vita per aiutare gli ebrei”. Chi viene riconosciuto Giusto tra le nazioni viene insignito di una speciale medaglia con inciso il suo nome, riceve un certificato d’onore ed il privilegio di vedere il proprio nome aggiunto agli altri presenti nel Giardino dei Giusti presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme. Ai Giusti tra le nazioni, inoltre, viene conferita la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele. A tutt’oggi sono oltre 23.000 i Giusti tra le nazioni. Tra questi 484 italiani. Due le medaglie dei giusti consegnate in Italia dall’Ambasciata di Israele nell’ultima settimana. Si tratta di don Gaetano Piccinini e di Monsignor Francesco Bertoglio.

Don Gaetano Piccinini, a partire dal 1938, era Preside del Pontificio Istituto scolastico “San Filippo Neri”, nel quartiere Appio a Roma. Durante la seconda guerra mondiale operò soprattutto a Roma e si prodigò per soccorrere tante persone di religione ebraica, spesso rischiando la propria vita. Mantenne anche successivamente rapporti di amicizia con le persone salvate, come nel caso di Bruno Camerini, che figura come il richiedente ufficiale dell’onorificenza di “Giusto fra le Nazioni”, perché da lui salvato. Tra i salvati risultano anche alcuni personaggi illustri del mondo ebraico italiano. Tra tutti è da ricordare il famoso scultore Arrigo Minerbi, ospitato, sotto falso nome e con ruolo di professore, nell’Istituto San Filippo Neri di Roma.  È opera sua la grande statua detta La Madonnina, alta nove metri, che si erge su Monte Mario, benedicente Roma. Con Arrigo Minerbi, al San Filippo Neri, c’era anche Ettore Carruccio, eminente matematico e fisico. Ma ogni vita è preziosa agli occhi di Dio e lo era per don Piccinini, che cercò di salvarne il più possibile.

In occasione della consegna della medaglia di “Giusto fra le Nazioni” alla memoria di don Gaetano Piccinini, l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, ha affermato: “Senza don Gaetano Piccinini, e altri uomini e donne come lui, il numero di vite umane spezzate sarebbe stato molto più alto. A Don Piccinini riconosciamo di non aver dato solo asilo, ma di averlo fatto nel rispetto delle origini e identità di ciascuno”.

Monsignor Francesco Bertoglio era Rettore del Pontificio Seminario Lombardo. Nel Seminario monsignor Bertoglio riuscì a nascondere 110 tra ebrei e perseguitati. Nonostante il tentativo di impedire ai nazisti di violare l’extra-territorialità, nella notte del 21 dicembre 1943 gli scherani della banda Koch fecero irruzione nell’edificio del Pontificio Seminario Lombardo. Giovanni Astrologo riuscì a salvarsi solo perché monsignor Bertoglio si frappose fisicamente fra lui e i soldati armati, dando così il tempo a Giovanni di fuggire. Angelo Perugia, che ora ha 84 anni, ha raccontato: “Le suore diedero a me, a mio cognato e a mio cugino un vestito da prete e un Vangelo. E pensare che io ero magrissimo e la tonaca mi stava enorme. Avevo le pantofole ai piedi, eppure, presi dalla disperazione, siamo passati davanti ai tedeschi che pattugliavano piazza Santa Maria Maggiore e abbiamo preso di corsa un tram che passava davanti. Istanti che sogno ancora adesso, la notte”.

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