di Alisia Sansoni

“Che meraviglia”. Entrate in un museo e questa è la frase che pronunciate? Probabilmente siete al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Unico nel suo genere, situato all’interno della Mole Antonelliana, è un museo… ma non lo è, quantomeno non nel senso comunemente inteso. Se alla parola museo vengono in mente lunghe teche di vetro, nelle quali sono esposti oggetti bellissimi ma immobili, questa struttura  rivoluzionerà i vecchi preconcetti. Più che una visita è un’esperienza dei sensi, un luogo ricco di stimoli che non lascia indifferenti.

L’esposizione percorre l’intera storia del cinema: dalle prime rappresentazioni di immagini in movimento, al cinema dei fratelli Lumière; dall’introduzione del sonoro all’avvento del colore. Il segno distintivo è l’interattività di ciò che si trova esposto. Il visitatore ha realmente la possibilità di entrare in contatto con gli oggetti che lo circondano. Si può guardare nel kinetoscopio per vedere gli stessi brevi filmati che i nostri antenati ammirarono più di un secolo fa, o restare affascinati dalle incredibili ricostruzioni di set cinematografici evocatori di ogni genere (horror, fantasy, cartoon, realista..).

Sono inoltre esposti numerosi reperti storici, come le foto più curiose dei divi di Hollywood o le sceneggiature di film che hanno segnato la storia del cinema. Ogni venti minuti, poi, si assiste ad una proiezione fatta direttamente sul soffitto della cupola della Mole: uno spettacolo gustabile comodamente sdraiati su una delle chaises longues disponibili. Essendo dotate di cuffie, queste poltroncine permettono di rivedere e riascoltare le scene più belle del cinema mondiale, proiettate su due megaschermi anch’essi presenti nella sala. Ma il fiore all’occhiello del Museo è l’ascensore panoramico: partendo dalla sala delle proiezioni, questa struttura in vetro permette di arrivare in cima alla cupola e di godere della splendida vista dell’intera città di Torino.

Un museo unico in Italia, un gioiello dell’architettura e dell’arte di cui il nostro Paese non può che andare fiero. Non è sufficiente raccontarlo, per capirlo bisogna andarci. E perdersi…

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