di Flylantern

San Paolo, nel suo Inno alla Carità, spiegava le qualità dell’amore: “La carità non è invidiosa,  non si vanta, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto…”.

Una coppia senegalese di religione islamica in attesa della prima figlia aveva avuto una brutta diagnosi  relativa alla bambina che stava per nascere. Nella migliore delle ipotesi, la piccola sarebbe stata un vegetale per tutta la vita.

I coniugi non solo hanno rifiutato l’aborto, ma si sono affidati ad una struttura cattolica per ricevere il supporto medico ed umano che serviva. La piccola è venuta al mondo. Durante il primo anno di vita, però, ha subito numerosi interventi neurologici per arginare le crisi epilettiche che la colpivano nell’arco della giornata.

Adesso, nonostante lo scetticismo iniziale dei medici e alcune crisi con conseguente assunzione di farmaci, la situazione della bambina è sotto controllo.

I genitori hanno condiviso con gli operatori che li assistevano anche la propria fede. I dipendenti della struttura hanno ricambiato, interrogandosi vicendevolmente e chiedendo alla coppia il permesso di pregare per la bambina persino con l’imposizione delle mani. I  genitori islamici hanno accettato rispettosamente. Poi hanno chiesto: “Mi parlate di questo Gesù Cristo?”. Eh sì, perché l’elemento più evidente dell’amore di Gesù è proprio la gratuità.

Il Bene che Dio vuole per l’uomo va oltre la religione. L’uomo, invece, si dimentica spesso dell’amore cristiano.

Oggi questi genitori coraggiosi si trovano dinanzi all’ennesimo intervento chirurgico al cervello per la propria piccola. Umilmente, con calore ed insistenza, chiedono preghiere ai cristiani. Preghiere che già hanno visto esaudite in passato, soprattutto nei miglioramenti che poco per volta la loro bambina ha guadagnato.

Cogliamo l’occasione per augurarci che tutti i cristiani manifestino davvero la natura del loro Maestro: accogliere, condividere, far sentire il profumo di Gesù con la propria vita. Soprattutto nelle situazioni più difficili da affrontare: il matrimonio, il lavoro, l’essere genitori. Giosuè, a tal proposito, avrebbe sentenziato: “Quanto a me e alla mia famiglia, abbiamo scelto di servire il Signore”.

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