di Sabrina Pietrangeli Paluzzi

Per la persona che ha fede pregare nei momenti di crisi dona più forza e tranquillità, e questo è risaputo. Ma che la preghiera avesse grandi effetti benefici sul cervello, al punto da trasformare non solo le emozioni da negative in positive, ma addirittura migliorare il carattere ed il proprio modo di affrontare la vita in generale, non era noto: Adriana Gini (foto), neuroradiologa dell’ospedale San Camillo di Roma, ha svelato a tutti quest’ottima notizia.

La dottoressa, nel corso del Forum intitolato Youth Communication in Social Media Age, organizzato dall’Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha detto testualmente che “la pratica del silenzio, la meditazione e l’orazione favoriscono le aree cerebrali che portano ad atteggiamenti più pazienti e altruistici”. L’equazione sorge immediatamente: più gente che prega, migliore è la società. E già sarebbe un traguardo strepitoso.

Ma non finisce qui: “Un ambiente sereno in famiglia – ha aggiunto la Gini – la presenza di padri affettuosi, l’amicizia e la vita attiva, sono elementi che permettono ai bambini un corretto sviluppo cerebrale, e di conseguenza l’acquisizione di capacità come l’equilibrio emotivo, la socievolezza e la generosità”. Altra rapida equazione: se i bambini di oggi sono gli uomini di domani, crescerli così è formare una società davvero migliore.

La dottoressa Gini ha fondato assieme ad altri professionisti del settore presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma il Gruppo di Neurobioetica. Si tratta di una fusione tra le neuroscienze e la bioetica che ha il nobile scopo di approfondire la questione etica sollevata dalle ultime scoperte delle Neuroscienze, con particolare riguardo all’uomo, al fine di comprendere e spiegare i suoi comportamenti etico-sociali e le origini biologiche neuronali della morale di ciascun individuo.

Nella sua relazione, Adriana Gini ha preso spunto dalla basilare domanda sul cervello, se sia di per sé buono, oppure no. È stato interessante capire che il cervello è un organo “plastico”, che sebbene possieda una specie di proto-morale (una forma rudimentale di etica) già riscontrabile nei bambini, esso può subire le influenze che pervengono dalle varie esperienze vissute, e può così continuare a modificarsi per tutto l’arco della nostra vita.

All’ovvia domanda sull’eventuale possibilità, per i nostri giovani, di subire danni cerebrali derivanti dalla fruizione eccessiva dei media, la dottoressa Gini ha risposto che non esistono a tutt’oggi elementi talmente numerosi da portare a conclusioni precise. Tuttavia, in attesa di avere risultati più precisi, anche grazie allo studio dei ratti che da tempo si sta praticando come metodo di ricerca, sarebbe buono, al fine di preservare la parte migliore del nostro cervello, non eccedere nell’uso delle moderne tecnologie mediatiche, ma di alternarle con uno stile di vita più sanamente sociale che comprenda la lettura, la visione di un normalissimo film o una sana chiacchierata con gli amici. È altresì auspicabile ridurre incisivamente l’utilizzo di video–games frenetici e rumorosi.

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