di Pico Angelico

C’è una Roma iconografica, “da cartolina”, la caput mundi che ha segnato la storia dell’umanità, che tutti ci invidiano e che ogni anno attira milioni di turisti da ogni parte del pianeta. Ma c’è anche una Roma sotterranea, misteriosa e, proprio per questo, non meno affascinante. Il critico d’arte Costantino D’Orazio – noto al pubblico televisivo per la trasmissione Geo e Geo di RaiTre – ce ne ha offerto uno spaccato nel suo volume Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma (Palombi, 2011), giunto alla sua seconda edizione in pochi mesi. Il saggio di D’Orazio ha alle spalle una gestazione lunghissima: quindici anni di ricerche e studi approfonditi che l’autore ha effettuato in luoghi di grande interesse artistico ma solitamente chiusi al pubblico. Per ognuno dei 99 siti artistici, D’Orazio aggiunge alcune informazioni pratiche per il lettore che voglia visitarli: numeri utili, procedura per l’accesso, ecc.

Partendo dalla Roma imperiale, vale la pena citare la Meridiana di Augusto. Situata originariamente nel Campo Marzio, la Meridiana, oltre a segnare le ore del giorno, scandiva il calendario annuale, collegando la vita e le imprese dell’Imperatore al movimento del Sole e dei pianeti. Il giorno dell’equinozio d’autunno, compleanno di Augusto, l’ombra dell’orologio terminava proprio all’interno dell’Ara Pacis, celebrando la relazione tra la gens Julia e il sistema solare. Oggi i resti della Meridiana di Augusto sono collocati nello scantinato di un edificio privato in via di Campo Marzio.

Facendo un salto di un millennio e mezzo ci ritroviamo in via Lombardia all’interno del cinquecentesco casino del principe Niccolò Boncompagni Ludovisi. Il soffitto dell’edificio è affrescato da un sorprendente triplice autoritratto del Caravaggio che, di fatto, raffigura il proprio volto nelle immagini di Giove, Plutone e Nettuno. Nel dipinto, in mezzo alle tre divinità, appare la sfera celeste, all’interno della quale spiccano quattro segni zodiacali e due globi luminosi.

Soltanto alcuni anni prima il Pinturicchio aveva dipinto il soffitto del salone dei Semidei, all’interno del Palazzo dei Penitenzieri, in via della Conciliazione. Sulla scia del neoplatonismo rinascimentale, il pittore umbro, utilizzando una tecnica simile alla miniatura, diede vita a una vera e propria antologia di figure mitologiche, metà uomo e metà animale: sirene a due teste, sfingi, centauri, tritoni. La Fortuna è rappresentata come una figura alata che cavalca un delfino e  stringe una vela gonfiata dal vento.

Un altro splendido e semisconosciuto soffitto è quello del Borromini a Palazzo Falconieri in via Giulia. L’opera è tutto un intersecarsi di simboli cristiani ed esoterici: tre corone d’alloro intrecciate sono attraversate da tre raggi provenienti dal Sole posto al centro. Le due “terne” sembrano richiamare sia la Trinità cristiana che la cabala.

Sempre in via Giulia è situato Palazzo Sacchetti, nella cui Sala da Pranzo spiccano due splendidi dipinti di Pietro da Cortona: Sacra Famiglia e Adamo ed Eva. Di stile manierista sono gli affreschi del Salviati, raffiguranti le Storie di David. Un tempo il Palazzo affacciava direttamente sul Tevere e, per scoraggiare i predoni che giungevano per via fluviale, i Sacchetti vi avevano posto, affianco ad un busto di Giunone, due maschere  ispirate al teatro antico con lo scopo di terrorizzare intrusi e malintenzionati.

In via Marcantonio Colonna, nel quartiere Prati, è situato il villino Douhet, dove il celebre aviatore Giulio Douhet soggiornò negli anni ‘20. L’edificio è in stile liberty e venne in parte decorato dal suo illustre inquilino. Sotto archi gotici segnati da cornici e fasce stellate spiccano le riproduzioni di una Madonna con bambino bizantina, della Calunnia botticelliana e una Medusa.

Di fianco alla Chiesa di Santa Maria della Scala, nel cuore di Trastevere, è situata l’Antica Spezieria dei Carmelitani Scalzi, attiva dalla metà del 1500 fino a una trentina di anni fa. Era nota come la “Farmacia del Papa” all’interno della quale i frati preparavano particolari composti erboristici, che, come precisa una scritta all’ingresso, non avrebbero avuto effetto, se non accompagnati dalla preghiera: “Né l’erba li guarì, né la miscela; sì la tua parola, Signore, la qual sana ogni cosa”.

Un nuovo balzo indietro nell’antichità è la Cisterna delle Sette Sale. Costruito ai tempi di Traiano, questo mastodontico complesso termale poteva contenere fino a 8000 litri d’acqua.

Altri capitoli sono dedicati ai luoghi dove si svolgeva il culto esoterico di Mitra: i mitrei di Santa Prisca, del Circo Massimo e di Palazzo Barberini. Nel II secolo d.C. si calcola che ve ne fossero oltre duemila tra Roma e Ostia: oggi la maggior parte dei mitrei sono andati perduti, distrutti o trasformati in chiese. Il culto mitraico sovrintendeva al movimento degli astri e culminava nell’uccisione di un toro da parte del Dio. La carne della bestia, dopo essere stata offerta in dono al Sole, veniva posta sul banchetto dell’agape mitraica che celebrava l’iniziazione di un nuovo membro del culto.

Ulteriori notizie sul volume sono disponili sui siti www.99luoghisegreti.it e www.c-d-o.it (sito personale di Costantino D’Orazio).

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