di Luca Barchetti

Il sistema economico attuale presenta una situazione complessivamente paradossale. Da un lato vi è infatti l’atteggiamento prudentissimo del mondo imprenditoriale che percependo il mercato di sbocco dei prodotti rarefatto e altamente instabile, stenta molto sia a realizzare nuovi investimenti sia ad assumere nuovo personale e/o a regolarizzare forme di lavoro precario. Dall’altro lato assistiamo ad un numero sempre crescente di persone più o meno giovani che, pur istruiti e capaci, non riescono a trovare una positiva collocazione nel mercato e nel sistema economico in generale.

Il problema appare di non immediata soluzione; è infatti da escludere il ricorso generalizzato a politiche espansionistiche di origine statale, queste infatti proprio a causa della apertura dei mercati sono scarsamente efficaci, inoltre i rigorosi vincoli imposti dall’Europa sui bilanci statali escludono categoricamente l’attuazione politiche economiche di tale natura.

Il rafforzamento della struttura produttiva può essere tuttavia realizzato favorendo  investimenti produttivi quali la nascita di nuove imprese e/o il rafforzamento delle imprese già esistenti.

Si tratta di un lavoro capillare che implica studi approfonditi ed un lavoro talvolta anche complesso da realizzarsi caso per caso.

È certamente a conoscenza di molti, anche se non di tutti, che in Italia esiste un ente denominato Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che agisce su mandato governativo con lo scopo dichiarato di accrescere la competitività del Paese. Invitalia eroga direttamente alle imprese risorse finanziarie a condizioni vantaggiosissime: in moltissimi casi infatti i fondi vengono elargiti con una quota di fondo perduto pari al 50%.

Possono accedere ai citati fondi le persone non occupate che desiderano avviare una nuova attività oppure le società composte in prevalenza da giovani esistenti o di nuova costituzione.

Nei fatti l’Agenzia effettua un’attenta valutazione delle domande ad essa pervenute, premiando i progetti più meritevoli. È essenziale saper dimostrare, attraverso la presentazione di un business plan credibile ed il superamento del successivo colloquio, di conoscere bene il proprio mestiere ed essere, conseguentemente, in grado di gestire efficacemente un’azienda.

L’esperienza professionale di molti anni di attività consente di esprimere un giudizio positivo sull’efficacia dell’iniziativa; chi si rivolge a Invitalia è in genere un disoccupato privo di mezzi finanziari sufficienti a costruire una nuova impresa. Si tratta per lo più di persone dotate di coraggio imprenditoriale e di una forte determinazione personale a costruire e far funzionare una realtà economica. Si tratta in genere di giovani la cui formazione culturale è la più diversa ma tutti indistintamente dotati di una forza prodigiosa: la voglia di riuscire nella vita e di affermarsi nel mondo.

I casi sono molti, potrei ricordare Andrea (il nome è di convenienza) il quale è riuscito ad avviare una rivendita di detersivi all’ingrosso, oppure il caso di Giovanni (anche questo nome è di convenienza) il quale, bravissimo nell’arte della produzione dolciaria con una famiglia a carico ed un figlio in arrivo, ha deciso di mettere in proprio un suo laboratorio.

È quindi di grandissima soddisfazione vedere lo stabilimento di nuove imprese e successivamente assistere alla loro crescita. È necessario comunque un grande lavoro; si tratta di valutare preventivamente la bontà dell’idea imprenditoriale, affrontare e risolvere tutti i problemi di natura finanziaria/economica/giuridica e successivamente, ad impresa realizzata, creare le condizioni più favorevoli per il suo sviluppo. Ma ce la si può fare!

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