di Vincenzo Barcellona

seconda parte (leggi prima parte)

Una base di valori, il più possibile chiara e condivisa, è il presupposto per un vero miglioramento della scuola e dell’educazione delle nuove generazioni.  Quanto abbiamo già detto ha bisogno di uno sviluppo. Educare presuppone  l’esistenza di un significato e di un’intrinseca positività della realtà. È un percorso che propone non solo la conoscenza ma anche un determinato modo di concepire, di giudicare, di sentire le cose attraverso una visione unitaria che potremmo definire un’ipotesi esplicativa della realtà. Tale ipotesi in termini cristiani è “la figura di Cristo come chiave di volta di tutto il reale (1)”. In termini laici è costituita da un insieme di valori ammessi come veri da tutti. Quei valori che vengono ogni giorno sgretolati dall’avanzare di una modernità che non tiene conto della nostra tradizione. E’ più propriamente questa ipotesi unitaria che dovrà poi essere verificata ed eventualmente accettata o rifiutata da parte dell’ educando, in base al paragone che quest’ultimo dovrà fare con la propria esperienza: questo passaggio attraverso la critica costituisce la tappa culminante del processo educativo.  “L’educazione, allora, è necessaria come via maestra per arrivare alla verità, anche se poi ciascuno ha gli strumenti per percorrerla. Funziona da bussola non da mezzo di trasporto. Il viaggio è a carico dell’interessato (2)”.

Rifiutando sempre più questa  concezione, che sta alla base di  una scuola ideologicamente qualificata, si è scivolati lentamente, ma inesorabilmente, verso  un regime di scuola “neutra”. Quella nella quale ciascuno deve formarsi in proprio la sua visione unitaria delle cose nel momento in cui diviene arduo orientarsi nella comunicazione (nel senso più ampio). Comunicazione che mette a disposizione una quantità esorbitante di informazioni  e, contemporaneamente, il mondo virtuale diviene credibile ed attraente quanto e più del mondo reale. In questo modello verrebbe scongiurato il pericolo dell’indottrinamento (e le  eventuali strumentalizzazioni conseguenti) da parte di cattivi maestri, nell’ ambito di una società che vede nell’economia e nel lavoro il suo punto di arrivo più alto. In un’ottica in cui l’efficienza e la produttività sono i risultati attesi più importanti.

D’altro canto il diffuso relativismo che investe la società occidentale sta rendendo “l’ educazione  impossibile poiché impensabile”. L’ influsso del pensiero filosofico è stato sempre grandissimo nelle varie epoche. Basti pensare al marxismo. Oggi un pensiero filosofico di stampo relativistico e nichilistico la fa da padrone. E’ lo sfondo culturale nel quale viviamo. Il relativismo è la dottrina filosofica nella quale, semplificando, non c’è una verità raggiungibile nelle vicende umane. “La verità è un mobile esercito di metafore, metonimie e antropomorfismi (F. Nietzsche)”.

L’educazione, come precedentemente tratteggiata, diviene così impensabile, partendo essa da una prospettiva diametralmente opposta a quella relativista. Ha scritto Papa Ratzinger: “Il relativismo in un certo qual modo è diventato la vera e propria religione dell’uomo moderno. E’ il problema più grande della nostra epoca”. Ma non basta: il nichilismo, una visione della vita senza significato, senza finalità, emerge ogni giorno di più nei comportamenti dei singoli, soprattutto dei giovani.

Infine, proseguendo la nostra disamina, credo non si possa che concordare con l’affermazione: “Mai come oggi l’ambiente, inteso come clima mentale e modo di vita, ha avuto a disposizione strumenti di così dispotica invasione delle coscienze. Oggi più che mai l’educatore, o il diseducatore sovrano è l’ambiente con tutte le sue forme espressive (4)”.  Chiunque può verificare tale affermazione osservando criticamente le attuali comunicazioni mass-mediatiche nelle loro manifestazioni ormai onnipresenti: pubblicità, televisione, internet, stampa, cinema.

I risultati di quanto detto sono sotto gli occhi di tutti. E’ necessario ammettere, come  estrema  conseguenza, che la famiglia e la scuola, o se vogliamo quella parte di scuola “non neutra” residuale, hanno già perso il loro ruolo di educatori fondamentali per la persona, ruolo che devono necessariamente riacquistare: la sfida è aperta.

Quest’analisi  induce a chiederci cosa si possa fare e, in modo insospettato, quali debbano essere il ruolo dei genitori, i criteri in base ai quali impostare il sistema educativo (laico ma non neutro) e quali regole minime debba rispettare la comunicazione. Inoltre ad interrogarci su chi è e quali bisogni ha un giovane che, ricordiamolo, è innanzitutto persona. Non un semplice allievo, meno che mai il mero consumatore di domani.

(continua…)

(1) L. Giussani,  Il rischio educativo, Rizzoli, Milano 2005, p 78.
(2) P. Premoli De Marchi, Etica dell’assenso, Franco Angeli, Milano 2002, pag. 261.
(3) J. Ratzinger, Fede, verità, tolleranza, trad. it. Cantagalli, Siena 2003, p.87, p.75.
(4) L. Giussani, Porta la speranza. Primi scritti, Marietti 1820, Genova 1998, p.16.

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