di Vincenzo Barcellona

prima parte

Siamo davvero di fronte ad un’emergenza educativa, come sostenuto da molti? Non tutti sono  d’ accordo; altri avvertono qualcosa ma non ne sono pienamente coscienti. Altri ancora pensano che si tratti  del fatto che la scuola non produce buoni risultati sul piano degli apprendimenti e dei risultati.

La risposta è oggettivamente sì. Lo hanno detto in tanti: Benedetto XVI (1), una cinquantina  di intellettuali e personalità che hanno firmato nel 2006 un appello per tale emergenza, apparso lo stesso giorno sui quotidiani  “Il Foglio” (2) e “il Riformista” (3). Lo riscontriamo ogni giorno noi insegnanti nelle scuole del paese. Ci viene sbattuto in faccia dai giornali quando ci riportano l’ ennesimo fatto di cronaca che ha per protagonista non  un incallito delinquente, ma un giovane in età scolare. E’ dunque un dato di fatto, spesso  evidenziato in riferimento a punti di vista differenti, alle volte antitetici.

Ma l’ eccesso di trasgressione, o peggio la devianza giovanile, i cattivi risultati scolastici non sono le uniche (e forse neanche le più preoccupanti)  manifestazioni di questa  emergenza. Non sono nemmeno le cause principali di essa, bensì alcuni dei tanti effetti. L’eccesso ha  molti  connotati: mancanza di motivazione allo studio, alla disciplina ed alle buone maniere; carenza di prospettiva e di progetti per la propria vita, mancanza di senso morale e di responsabilità;  ricerca di piaceri effimeri o dannosi per la salute (droga, alcol); degradazione dei rapporti interpersonali (bullismo) e del linguaggio. E purtroppo questo elenco non è esaustivo.

Per affrontare l’ argomento scuola, ovviamente collegato all’emergenza educativa, dovremmo rispondere a varie domande. Quali responsabilità ha il sistema scolastico? La scuola può fare qualcosa? Qual è il ruolo della famiglia in relazione a tale problematica e alla scuola? L’ emergenza educativa è dovuta forse al fatto che si è rimasti indietro nell’uso di nuovi media o metodi comunicativi, che i programmi  non sono adeguati ai tempi? E’ in atto un  cambiamento antropologico o genetico dei nostri figli e dei nostri allievi?

Siamo davanti ad una prima trappola. Quella che ci porterebbe a pensare che la scuola possa oggi essere migliorata servendosi solamente di mezzi, diciamo, tecnici. Ad esempio aumentando lo stipendio agli insegnanti, attraverso nuovi ordinamenti, utilizzando di più i personal computer e introducendo le lavagne interattive , facendo dialogare la scuola con il mondo imprenditoriale, razionalizzando le risorse, facendo uso di più potenti metodi didattici e via discorrendo. Bisogna in realtà tener conto del fatto che le domande che ci siamo posti poggiano su altre questioni più complesse e di fondo. La matassa da dipanare è molto complessa e non si ha l’impressione che ci sia un dibattito su questi temi. Ritengo che ciò sia una gravissima mancanza. Non dimentichiamo infatti che l’educazione è stata  oggetto della riflessione di grandi filosofi: da Platone ed Aristotele, fino  a Maritain, essendo connessa  con il buon andamento della società di chi verrà dopo di noi.

Cominciamo per prima cosa da un’indagine sul significato dei termini educazione, istruzione, formazione, parole spesso che vengono utilizzate come sinonimi ma che in realtà non lo sono affatto. E’ a  livello di queste definizioni che si gioca una partita decisiva, ignota ai più, sottovalutata perfino da chi opera nei vari livelli del sistema scolastico, ma che è di importanza estrema.

Senza dilungarci in questioni etimologiche e di significato, si potrebbe dire che la formazione è un trasferimento (eventualmente realizzato autonomamente dal singolo) di abilità e competenze, l’ istruzione una trasmissione di conoscenze più o meno sofisticate. L’ educazione un processo che, coinvolgendo sia l’educatore che l’educando, si configura come più complesso dei precedenti e conduce come ultima tappa alla critica di ciò che si è appreso e quindi all’accettazione o al rifiuto di ciò che la tradizione ci offre.

La proposta dall’educazione nel senso sopra definito, risulta “in controtendenza rispetto alla cultura educativa oggi prevalente “che predilige la formazione per la sua presunta  neutralità  in “un’ottica di risorsa per lo sviluppo”(4). D’ altro canto un altro segmento della  cultura oggi dominante, quello a deriva relativistica e nichilista, sta rendendo “l’ educazione  impossibile  perché impensabile”, come scrive C. Caffarra (5). Queste affermazioni sono basilari per la comprensione del problema.

(continua…)

(1) Benedetto XVI  Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente della educazione,  21 gen.  2008
(2) “Catastrofe educativa” su IL FOGLIO del 17 nov. 2006 , p. 4
(3) “UNA EMERGENZA NAZIONALE” su il Riformista del 17 nov. 2006, p. 7
(4) G. Chiosso, Intervento del 27 ago. 2005 al Meeting di CL di Rimini apparso sul supplemento Speciale
Meeting 2005 della rivista Tracce del mese di set. 2005. Tale intervento è fondamentale per la comprensione degli attuali
orientamenti su formazione ed educazione.
(5) C. Caffarra L’ EDUCAZIONE Una sfida urgente EDB Bologna, 2004

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