di Vincenzo Barcellona

terza parte (leggi seconda parte)

Ha scritto il cardinale Caffarra: “La cultura oggi dominante . . . ‘sfida’  i grandi soggetti educativi  [famiglia e scuola, n.d.r.] a dimostrare se possono ancora educare(1)”. Credo che non sia ancora abbastanza diffusa la coscienza di questo stato di cose, ma la realtà attuale è proprio questa. Ci sarà una risposta a questa sfida?

Il futuro non è prevedibile, ma pur essendo ottimisti bisogna ammettere che la strada di fronte a chi ancora crede nella ripresa dell’educazione è tutta in salita. La situazione diviene ancor più preoccupante se pensiamo che ai giovani di oggi saranno richieste in futuro scelte epocali in molti campi: nella bioetica, nella convivenza tra popoli, religioni e culture, in quello della tecno-scienza. Insomma, in tutte quelle applicazioni della scienza che sono sempre più ambigue eticamente. Per tali scelte saranno necessarie persone preparate anche dal punto di vista morale, e non si avranno decisioni equilibrate se prese da individui non equilibrati e poco colti. Come ha detto il cardinale Grocholewsky l’educazione deve avere quattro dimensioni: morale, spirituale, intellettuale e professionale.

Il compito per chi deve intervenire non è affatto semplice e non può essere limitato ad alcuni aspetti del problema. Le direttrici programmatiche, nella situazione  sempre più insostenibile che si sta creando, credo siano sostanzialmente quattro. Prima fra tutte la rivalutazione della famiglia quale elemento basilare della nostra stessa civiltà. E’ necessario ribadire e rinforzare  ruolo e senso della famiglia tradizionalmente intesa, minata alla sue fondamenta da attacchi provenienti da più parti. E’ nella famiglia che si riceve la prima e fondamentale educazione alla vita. Per questo è richiesta anche la collaborazione dei genitori che purtroppo non sempre sono all altezza del loro compito e sono tentati dal demandare la fatica educativa esclusivamente alla scuola o, alle volte, a contestarla.

Poi il chiaro riposizionamento di una base di valori ampiamente condivisi nella società e, quindi, anche nella scuola. Nucleo centrale di questa proposta è accettare, anche nel campo dell’educazione, l’invito lanciato da Benedetto XVI, nel dialogo con i non credenti a vivere come se Dio esistesse (2). Questa proposta consiste nell’invito ad accettare quei valori che sono alla base della nostra tradizione. Tali valori, scaturiti dalle nostre radici greco-giudaico-cristiane, ci hanno permesso di raggiungere risultati che non sappiamo più apprezzare in modo adeguato. Essi possono anche oggi essere il presupposto del dialogo tra fede e ragione.

Altra direttrice è il ripensamento della comunicazione: il suo essere ormai fortemente diseducativa, è sotto gli occhi di tutti. Penso innanzitutto ad internet, un territorio in cui vige quasi esclusivamente il controllo dei reati economici in nome di una concezione della libertà non vincolata da alcuna regola. In questo senso fa riflettere la recente sentenza in cui i giudici di Milano hanno condannato i dirigenti di Google per aver permesso a Youtube la diffusione del video di un atto di bullismo su un disabile.

Per quanto concerne la televisione, essa ha perso, per la sua maggiore parte, uno dei suoi compiti istituzionali: quello di agenzia educativa, anzi molti programmi  sono diseducativi in particolare quelli dove vanno in scena dibattiti in cui il confronto delle opinioni è sostituito dalla distruttiva violenza verbale dei partecipanti. Per non parlare della pubblicità.

La riaffermazione sia della centralità della scuola, nella prospettiva non solo di luogo dell’apprendimento di  conoscenze e di capacità tecniche, ma anche della figura dell’insegnante e della sua insostituibile funzione. Se dalla scuola si vuole molto bisogna investire molto, in tutti i sensi. E devono moltiplicarsi gli spazi di dibattito sulle tematiche ad essa attinenti. E’ inoltre da tenere presente che la scuola non può fare miracoli se si pretende da essa la soluzione di problematiche alle quali da sola non è in grado di dare risposte soddisfacenti.

Ho lasciato intenzionalmente fuori da queste considerazioni la Chiesa, per quanto io la identifichi come la più alta di tutte. Essa è comunque presente indirettamente attraverso chi, operando nel campo dell’educazione, si fa portatore dei suoi valori e del suo modo di concepire la vita. La proposta è infatti laica e deve essere estesa a tutti gli uomini di buona volontà. Non solo ai credenti cristiani: da quelli che valutano come imprescindibile tutta la tradizione cristiana a quelli di qualunque fede religiosa, fino non credenti. Non è mai superfluo  ricordare  che ogni problema, per quanto arduo, può essere visto come un’opportunità che ci viene offerta per migliorare il mondo in cui viviamo. E’ così anche per l’emergenza educativa, la quale, se non si interviene in modo concreto e deciso, porterà effetti devastanti, ben prima di quanto ci immaginiamo.

(1) p. 9, op. cit. nella prima parte.
(2) J. Ratzinger, L’ Europa di Benedetto, Libreria Ed. Vaticana e Ed. Cantagalli, Roma – Siena, 2005 p. 61.

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